Pensieri d'arte - Il grandioso espressionismo astratto di Jackson Pollock

Pensieri d’arte – Il grandioso espressionismo astratto di Jackson Pollock

Gian Luca Bianco

Ho scelto di me una fotografia non posata, perché considero l’imprevedibilità della vita la sua anima fondamentale. Mi preparo molto, amo studiare, mi piace approfondire qualunque argomento che riguarda l’essere umano, le relazioni con l’insieme e con la natura. Sono sfacciatamente curioso di ogni espressione artistica, scientifica, tecnologica, filosofica, creativa e allo stesso tempo mi piace dimenticare ogni cosa appresa per immergermi nell’esistenza e vivere in libertà lasciandomi sorprendere e cercando di cogliere le opportunità che mi raggiungono. Sono regista, un’etichetta che vuol dire tutto e nulla, mi piace pensarmi essere umano di passaggio sulla terra insieme ad altri 7 miliardi 380 milioni di persone. Mi appassionano le storie. Mi piace raccontarle attraverso le immagini, la musica, le parole, i suoni, il silenzio. Ho prodotto e diretto film, realizzato eventi, creato relazioni, scritto soggetti, format e pubblicato un libro, vissuto in luoghi diversi del pianeta, eppure ogni giorno mi sveglio con il desiderio di imparare a ricercare la bellezza come se nulla fosse accaduto prima.

Con Jackson Pollock il gesto di dipingere diventa più importante di ciò che viene dipinto. Questo è il fulcro dell’espressionismo astratto americano che con Jackson Pollock (e Mark Rothko) si emancipano dal cordone ombelicale con l’Europa e con lo stile figurativo del Vecchio Continente.

L’incontro tra Jackson Pollock e Peggy Guggenheim è però il punto di svolta della carriera del pittore. La mecenate conosce questo giovane artista già tormentato e alcolizzato, ma che porta in sé una forte carica espressiva e comunicativa. Peggy lo spinge a dipingere per lei e gli commissiona un enorme opera muraria, che diventa Mural 1943, lo spartiacque della sua arte e della consapevolezza della sua forza comunicativa. L’arte dunque diventa per Pollock liberazione del sé, anche grazie al suo aver iniziato ad andare in psicoterapia. Questo e la sua messa a contratto da parte di Guggenheim gli darà la forza per creare ciò per cui è diventato celebre.

L’arte di Pollock è infatti figlia di una serie di influenze che richiamano anche i nativi americani, la psicanalisi e la forza della musicalità figurativa dell’improvvisazione che nel jazz di quegli anni trova la sua massima espressione. Una storia magica e tormentata di uno degli artisti più importanti del Novecento.