Chiunque abbia intenzioni serie su Instagram conosce Not Just

Analytics, l’app più usata dagli influencer, piccoli e grandi, per monitorare le performance del proprio profilo: una piattaforma che misurandosi con i big data, in pochi anni è diventata osservatorio privilegiato sui social tanto che il suo co-founder, Yari Brugnoni, 30 anni, ha dato alle stampe un libro, che sta brillando in classifica: Not Just Analytics. Instagram come non te lo hanno mai raccontato (Sperling & Kupfer). 

Fedele al titolo, l’autore entra nelle segrete stanze degli influencer, elabora strategie basate sui numeri e si avvicina, come forse mai nessuno prima, al mistero dell’algoritmo che regola la vita sul social network su cui si modella, giorno dopo giorno, l’immaginario di almeno 3 generazioni. A lui abbiamo chiesto di raccontarci lo stato dell’arte di Instagram oggi, partendo dalla sua icona italiana.… 

Brugnoni, Not Just Analytics misura i dati del successo su Instagram da molti anni. A bruciapelo, Chiara Ferragni oggi avrebbe le stesse opportunità di qualche anno fa?

No, perché siamo in un ciclo completamente diverso. Quando Ferragni si è imposta, Instagram era un social in piena espansione: aveva bisogno di cavalli di troia per entrare nei nostri smartphone e indurre anche noi a sperare nel quarto d’ora di celebrità. Ma oggi che siamo tutti su Instagram, e siamo tutti più o meno in grado di produrre contenuti gradevoli, la concorrenza è tanta. Un exploit come quello di Ferragni sarebbe difficile. 

Cosa è cambiato rispetto al passato per chi vuole essere popolare su Instagram? 

Oggi nessuno può pensare “apro un profilo e divento famoso” in poco tempo. Solo uno su un milione può farcela. Il quarto d’ora di celebrità non è più alla portata di tutti. E poi su Instagram stiamo assistendo a un ridimensionamento di quello che consideriamo il successo. Oggi non serve più avere più migliaia di follower, ma una community su cui si ha reale influenza. Ci sono profili che con 20 mila follower riescono a essere molto, ma molto più influenti di profili che ne hanno 200 mila. 

Come ogni fase della sua storia, Instagram continua a sfornare trend. Quali sono quelli attuali?

I video corti, i reel e le collaborazioni tra creator. Instagram ha accorpato tutti i contenuti video nella categoria Video, sia la IGTV (sparita) che i comuni video. Solo i reel hanno una sezione tutta loro e addirittura una pagina esplora dedicata, e in quanto contenuti brevi, Instagram ci punta molto: su quel social i contenuti lunghi avranno una copertura, ma anche un’attenzione da parte degli utenti, sempre più bassa nel tempo. Il futuro è dei video brevi.

E le collaborazioni?

Tra gli ultimi aggiornamenti è uno dei più interessanti: permette a 2 creator di creare un contenuto insieme, per mostrarlo sui profili di entrambi. Stessa foto, stessi like, stesse metriche. È come se fosse un post condiviso: lo scopo è quello di far interagire tra loro due profili diversi e i loro follower. Contaminarsi. Ci sono poi altre funzioni che in questo momento sono in fase di test negli Stati Uniti. L’ultima arrivata è la possibilità di abbonarsi ai contenuti dei nostri creator preferiti, che ricorda molto le dinamiche già presenti in altre piattaforme come Twitch o Patreon. Attivando un abbonamento a un Influencer i follower potranno avere accesso a live esclusive, vedere storie dedicate e, inoltre, verranno contraddistinte da un badge speciale che sarà visibile accanto ai loro commenti e nei messaggi che inverranno all’influencer.      

Cosa rivela sottotraccia questo passaggio dalla modalità “faccio incetta di follower” a “creo una community”?

È un modo per distinguersi da Tik Tok, che sui video guadagna terreno. Riflettiamoci: è proprio l’idea di community la grande differenza tra Instagram e Tik Tok. Quando apriamo Tik Tok, appare subito la tab Esplora, dove vedremo contenuti interessanti prodotti da utenti che ancora non seguiamo. Su Instagram è il contrario: quando apriamo l’app, la prima cosa che vediamo sono le foto o i video prodotti da qualcuno che seguiamo già. Su Tik Tok dunque è più difficile instaurare relazioni,  Instagram ha capito che può farne il suo vantaggio. 

Come si appresta Instagram alla battaglia con Tik Tok?

Offrendo sempre più strumenti a chi ha un’attività commerciale – per esempio di inserendo prodotti cliccabili nelle “live”. Una rivoluzione nell’e-commerce. E, poi, mettendo un bel po’ di soldi nel piatto: si parla di dare bonus economici ai creatori di reel. Tik Tok ha già fatto una cosa simile, ma Instagram potrebbe pagare molto di più.

Youtube è il terzo incomodo in questa battaglia per la conquista della TV dei giovanissimi?

No, sono 3 piattaforme diverse. E anche se a usarle sono spesso gli stessi utenti, lo fanno per motivi diversi. Su Youtube i creator sono pochi, rispetto a Instagram. Ci si va per vedere video utili e per imparare: questo ci rende molto più disposti a guardare video lunghi. Su Instagram e Tik Tok invece già sappiamo che dedicheremo pochi secondi a ogni contenuto. E questo non fa che confermare che anche nell’epoca dei social “il mezzo è il messaggio”.