Negli anni passati, con l’aumento dei siti e delle pagine web, si è dovuti correre ai ripari per fare in modo che solo i risultati più autorevoli e inerenti a una determinata ricerca fossero in evidenza rispetto ad altri meno curati o con contenuti scadenti e di spam. Google, al suo esordio, sorpassò il competitor Yahoo! proprio in questa scelta: nell’ideazione di un algoritmo che consentisse di generare un punteggio per ogni pagina in modo da restituirle nei risultati delle ricerche con un’adeguata classifica.

Laddove le macchine non riescono a comprendere la qualità di un contenuto, intervengono quindi gli algoritmi utilizzando un metodo che mette al centro il riscontro umano: link, condivisioni, commenti e segnali di approvazione sono tutti elementi utili a capire l’apprezzamento del pubblico. Gli algoritmi sono in grado di interpretare questi segnali in modo da poter posizionare meglio il contenuto che abbia generato un alto grado di interazione rispetto a quelli che non abbiano ottenuto lo stesso risultato. Anche la fonte è importante: se la persona che ha generato il post ha al suo attivo uno storico di ottimi contenuti, ha maggiori possibilità di ottenere un punteggio più alto. Lo stesso vale per un sito la cui redazione sia strutturata in maniera efficace.

Un ingegnere di Google Webmasters spiega su quali variabili si basa il funzionamento del motore di ricerca

In una buona parte dei social network, gli algoritmi regolano la visibilità dei messaggi di stato che tutti noi inseriamo. Ogni piattaforma ha le sue regole e le variabili possono essere anche molto diverse tra loro. Su Facebook, ad esempio, sono tre quelle principali che intervengono a comporre la newsfeed che vediamo in homepage. La prima e più importante di queste è l’affinità. L’affinità è il parametro che misura quanto abbiamo apprezzato, in tempi recenti, una determinata persona o pagina: se per alcune volte abbiamo commentato o messo un Like l’algoritmo sarà in grado di prevedere che apprezzeremo moltissimo quella persona o quella pagina anche nelle prossime pubblicazioni e ce le posizionerà in primo piano. Questo è il motivo per cui abbiamo sempre i legami più stretti in evidenza rispetto ad altre persone con cui interagiamo meno.

Link, condivisioni, commenti e segnali di approvazione sono tutti elementi utili a capire l’apprezzamento del pubblico

Il secondo elemento che contribuisce a farci galleggiare nelle newsfeed è il grado di apprezzamento del post: se il nostro post avrà, in un determinato periodo di tempo, un ottimo livello di interazioni, la piattaforma lo metterà in evidenza, giudicandolo interessante per molti.

Terzo, ma non ultimo per importanza, è il tempo di decadimento: le piattaforme hanno un intenso flusso di contenuti postati dagli utenti e più questo flusso è elevato, minori saranno le possibilità che qualsiasi contenuto postato rimanga in evidenza a lungo. Normalmente il tempo medio di permanenza di un post nei social media varia da 10 minuti a poche ore.

Abbiamo capito che, per avere un buon riscontro nelle conversazioni social, dovremo cercare di coinvolgere il maggior numero di persone possibile conversando con loro sul post da noi prodotto, ben consapevoli che i social network bruciano in fretta i contenuti e che il luogo più adatto a post che rimangano visibili e rintracciabili attraverso ricerche è il blog. Anche in quel caso, maggiore sarà la nostra capacità di ottenere consenso attraverso l’autorevolezza di ciò che scriviamo, maggiore sarà il nostro successo comunicativo.