Competere è umano, fa parte del nostro essere, è iscritto nel nostro Dna, e per questo la competizione è un fenomeno che possiamo riscontrare in ogni ambito sociale, lavorativo in primis. Concorrere non è quindi negativo di per sé, tutto sta a come si decide di vivere questa rivalità. È però importante evitare che porti alla creazione di un clima teso e opprimente, che potrebbe avere ripercussioni su tutti i lavoratori; mentre se vissuta in modo sano e naturale può condurre alla creazione di un ambiente costruttivo dove siamo tutti spinti a dare il massimo. Ma ecco come la competizione può cambiare il nostro modo di lavorare.

1. The rival effect

Nel 2016 la professoressa Jillene Grover Seiver, docente di psicologia, condusse un esperimento per dimostrare gli effetti positivi della presenza di un rivale per raggiungere i grandi traguardi sportivi. Lo stesso vale in ufficio. Non basta che ci sia qualcuno più bravo di noi per spingerci a dare il massimo, è importante ci sia qualcuno che consideriamo molto simile a noi e che performi anche solo un pochino meglio.

2. Fa rima con collaborazione

Sono le piccole competizioni quelle che ci motivano di più, quelle che percepiamo come fattibili. È quindi importante conoscere chi siano gli altri con cui siamo in “gara”: in questo modo la competitività si mescolerà alla collaborazione, e tutti ci troveremo a performare meglio.

3. Ci fa stare bene

Quando competiamo e riusciamo a portare a casa il risultato il nostro ipotalamo viene colpito da una scarica di dopamina, l’ormone del buonumore. Una volta provata questa sensazione il nostro cervello ci spingerà a provarla di nuovo. È però importante rimanere sempre in controllo della situazione, agire con flessibilità e contemplare sempre la possibilità d’errore.