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Il cenacolo di Leonardo da Vinci a Milano

Una straordinaria vicenda di arte e umanità.
E’ il racconto del salvataggio del capolavoro leonardesco da parte di una vincente sognatrice e irrefrenabile storica dell’arte milanese, Fernanda Vittgens. Entrata come “operaia” alla Pinacoteca di Brera, divenne presto stretta collaboratrice del direttore Ettore Modigliani che sostituì in seguito al suo allontanamento nel 1935 in quanto ebreo, non prima di aver stravinto il concorso da direttrice.
Fernanda irrompe così nella storia dell’arte italiana: è la prima donna nel nostro Paese ad assumere il comando di un grande museo. E’ il 1940 e davanti a lei c’è il peggior periodo della storia d’Italia. Si trova improvvisamente di fronte al gravoso impegno di mettere in salvo dai bombardamenti e dai nazisti l’immenso patrimonio di bellezza che le è stato affidato fra i quali l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Con la stessa tenacia, determinazione e passione per l’arte un’altra grande donna ha segnato il destino del Cenacolo Vinciano. Lombarda anch’essa, restauratrice fra le migliori al mondo, Pinin Brambilla Barcilon, con le sue tecniche e metodologie innovative ha saputo ristabilire le fragili trame pittoriche della “cena” rivelando forme e gradazioni cromatiche nascoste fino ad allora. Per 20 anni, giorno dopo giorno, la vita di Pinin si è legata sempre di più a Leonardo. Un lungo faccia a faccia fra restauratrice e pittore che ha dato vita ad uno dei più intriganti e discussi restauri del ‘900 … destinato a restituire, dopo secoli, la pittura di Leonardo a tutti noi.

                                                                                              Sabrina Marin

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