Sai come rendere felici le persone che lavorano con te?

Nudge philosophy, architettura della scelta o, semplicemente, felicità: ecco come far lavorare bene le tue persone

Luciano Canova

Economista e divulgatore scientifico. Ha preso un dottorato lavorando sui temi della multidimensionalità del benessere in economia e ha pubblicato con Mondadori il volume “Il metro della felicità”. Ora insegna...

Tutti i giorni nella nostra professione prendiamo decisioni – anche più contemporaneamente – sotto la pressione di una scadenza ravvicinata, bombardati da una quantità di informazioni spesso fuorvianti. In condizioni simili, è chiaro che commettiamo errori.
Ecco dunque che l’architetto della scelta, o behavioral designer, che costruisce suggerimenti intelligenti per influenzare in maniera positiva i comportamenti della gente, diventa sempre più una figura centrale nei dipartimenti delle aziende, anche e soprattutto digital, intervenendo sul contesto che fa da sfondo alle nostre decisioni per cercare di renderlo più chiaro e più consono al nostro modo di agire.

Personalmente trovo l’espressione architettura della scelta molto felice.
Lo spazio delle decisioni, infatti, come una casa, va arredato in modo funzionale al suo utilizzo e, perché no, a un’estetica dell’azione virtuosa.

Lo spazio delle decisioni, come una casa, va arredato in modo funzionale al suo utilizzo

La possibilità di utilizzare i limiti cognitivi delle persone per spingerle a prendere decisioni migliori, anche in ufficio, ha mille ambiti di applicazione. La salute è tra queste, perché un lavoratore più sano è anche un lavoratore più produttivo e felice. E produttività e felicità sono, piaccia o meno, in qualche modo quantificabili.
Gli esempi sono molteplici. Google ha fatto un grosso investimento in molte delle sue sedi, con sperimentazioni dal risultato assai interessante in molti ambiti. Nella sede di New York è stato fatto un banalissimo cambiamento nei dispenser degli M&M’s, distribuendoli in contenitori opachi. Il semplice utilizzo di un colore velato ha portato, in una settimana, a una riduzione nel consumo dei celebri confetti del 10%.

La scala cromatica è stata utilizzata anche nei bar e nelle mense di Harvard. I differenti cibi sono stati associati a un colore diverso: verde per le verdure e l’insalata, rosso per i dolci e gli snacks. L’uso di questi colori- etichetta, come in una sorta di semaforo, hanno un impatto sulla scelta dei piatti da parte di chi si siede a mangiare.
A volte basta davvero poco per modificare anche in modo impercettibile ma significativo il comportamento di una persona: è ormai prassi consolidata, anche in diverse mense di aziende italiane, riconfigurare lo spazio in funzione dei cibi più salutari.
Mettere al centro della mensa l’isola delle verdure perché, sperimentalmente, è dimostrato che molte persone tendono a privilegiare la prima cosa che vedono entrando, e isolare invece negli angoli più difficilmente raggiungibili il bancone dei dessert. Semplice e dal risultato sicuro.
Sempre in Google: all’ingresso della mensa, quando bisogna prendere i piatti per poi cominciare la fila, c’è una scritta che dice “Chi sceglie piatti più grandi, normalmente mangia di più”. Questo piccolo segnale informativo aumenta la probabilità di utilizzare piatti più piccoli.

L’eye contact è una ben nota strategia di marketing: gli scaffali ad altezza sguardo sono quelli che costano di più nei supermercati e per ovvie ragioni. Con lo stesso meccanismo, anche nei luoghi di lavoro si possono disporre le bottiglie d’acqua, nei dispenser, in posizione più appetibile rispetto ai soft drinks.
Un altro esempio interessante, che riguarda molti Comuni italiani (compreso Milano), che costituisce un buon intervento di architettura della scelta, è l’installazione delle cosiddette case dell’acqua, distributori gratuiti che hanno l’effetto non indifferente di ridurre il consumo di  bevande gassate e zuccherate.

Gli esseri umani sono pigri e, soprattutto, inerziali: una volta consolidata una routine, è difficile cambiarla e bisogna usare le leve giuste

Molte poi sono le distorsioni cognitive che spesso guidano le nostre scelte. Un esempio classico è quello della macchinetta del caffè: quante di esse sono preimpostate sull’opzione “zucchero medio”? E come cambia, invece, il consumo di zucchero se, semplicemente, si modifica l’opzione di default scegliendo ‘”zero zucchero”?
Gli esseri umani sono pigri e, soprattutto, inerziali: una volta consolidata una routine, è difficile cambiarla e bisogna usare le leve giuste.

Singolarmente questi esempi possono sembrare di efficacia marginale, ma in una grossa organizzazione o azienda possono produrre risultati significativi. E, soprattutto, a un costo molto prossimo allo zero.
Che cosa state aspettando dunque? Un architetto della scelta è quello che fa per voi!