Hygge: ecco i segreti della felicità secondo i danesi

“Hygge”, ecco i segreti della felicità che arrivano dalla Danimarca

Paolo Armelli

Nato nel 1988, dopo una laurea Lettere Moderne con una specializzazione in traduzione letteraria, Paolo Armelli si dedica alla comunicazione occupandosi di content marketing e social media management. Nel frattempo...

Dai Paesi nordici abbiamo importato negli scorsi anni molte cose che hanno migliorato il nostro stile di vita: dal design minimale a basso costo al fenomeno del ciclismo urbano, dall’abitudine della raccolta differenziata alla passione per le polpette. Ma negli scorsi mesi è entrata nel linguaggio comune anche un concetto che pare contenere il segreto del tipico benessere nordico: si tratta dell’hygge.

Derivata in origine dal norvegese, l’espressione hygge (pronunciato “ügghe”) si è diffusa in realtà principalmente in Danimarca, dove rappresenta letteralmente l’ideale di una vita appagante e soddisfacente: il termine di per sé è intraducibile, ma fa riferimento a un’atmosfera di socialità raccolta, intima e familiare, o ancora il piacere di stare comodi e passare il tempo con le persone care.

Se consideriamo il tipico stile di vita di un Paese scandinavo, dove d’inverno le ore di luce sono estremamente limitate e invece d’estate le temperature non sono mai una certezza, si fa presto a comprendere come quest’atteggiamento abbia preso positivamente piede: basta un luogo riparato e accogliente, la compagnia di amici e familiari, la condivisione di buon cibo e qualche bicchiere per godersi un momento di totale appagamento. Non stupisce, con un tale semplice rimedio, che nel 2016 la Danimarca sia tornata in testa alle classifiche sulla felicità percepita.

Ma il fenomeno sembra diffondersi anche all’estero, con altri Paesi che inseguono il modello danese alla felicità. Nel Regno Unito, ad esempio, la parola hygge è arrivata seconda nella lista dei termini più rappresentativi del 2016 scelti dal Collins Dictionary, dove ha avuto tuttavia la meglio una parola tutt’altro che conciliante: Brexit.

In Italia, del resto, sono usciti parecchi volumi che vogliono insegnare quest’approccio umile ma estremamente soddisfacente alla vita: Louisa Thomsen Brits in Hygge. Il metodo danese dei piaceri quotidiani (Sperling&Kupfer) insegna che non occorre molto per essere felici, bastano anche una cioccolata calda o la luce soffusa di una candela. Altri volumi, come Il metodo danese per vivere felici di Marie Tourell Søderberg (Netwon Compton) o Hygge. La via danese alla felicità di Meik Wiking (Mondadori) concordano su un suggerimento: vivere ogni giorno come se fosse Natale.

Perché in fondo l’hygge non è altro che l’arte di creare costantemente intimità e felicità.
Come fare? Anche se molto dipende dal concetto individuale di comfort e piacere ecco alcuni consigli essenziali ma efficaci:

– Compra sempre fiori freschi, per dare un tocco di colore alla tua casa.

– Invita spesso gli amici a cena: la compagnia e una buona cena fanno subito atmosfera.

– Goditi un bel libro, magari sedendo sulla tua poltrona preferita di fronte a un bel panorama.

– Fai una passeggiata in compagnia o organizza un pic-nic: anche all’aperto è possibile sentirsi in intimità.

– In generale concediti i tuoi spazi e il tuo tempo: sembra facile, ma nella frenesia di tutti i giorni può essere anche una rara utopia.

È chiaro che la moda dell’hygge è diventata anche un fenomeno molto utile per la promozione turistica e anche editoriale, per alcuni persino un invito deleterio all’isolamento sociale. Ma non per questo il suo concetto di base è insensato. E per chi invece non ama particolarmente questa tendenza danese dai risvolti leggermente smielati, è arrivata anche la risposta ironica e un po’ più ardita dei cugini finlandesi, che propongono invece la loro kalsarikännit: la voglia di stare in casa a bere seminudi. A ognuno la propria dimensione di felicità.