Non temere il fallimento: vivilo, attraversalo, interrogalo. È un'opportunità

Non temere il fallimento: vivilo, attraversalo, interrogalo. È un’opportunità

Giovanni Lucarelli

Giovanni Lucarelli è sociologo, scrittore, speaker e trainer in creatività ed innovazione. Svolge attività di formazione e di consulenza, presso istituti scolastici, università e aziende, aiutando le persone...

Fallire non piace a nessuno, siamo sinceri. A tutti, invece, piace vivere una vita (personale e professionale) ricca di stimoli, di soddisfazioni e di… idee creative.

Se scegliamo di innovare, però, non esiste una mappa “dettagliata” e il rischio di fare qualche “passo falso” aumenta. Ma questo non è sempre un male, anzi.

Frank e Dan Carney, nel 1958, gestivano una piccola pizzeria per pagarsi gli studi universitari. Dopo circa vent’anni, hanno venduto Pizza Hut, una catena con oltre 3.000 punti vendita, per 300 milioni di dollari. “La lezione più importante che ho appreso – afferma Frank – è che devi imparare a perdere. Ho avviato quasi 50 attività imprenditoriali e solo 15 hanno funzionato. Mi sono accorto che non impari quando stai vincendo, ma quando, dopo una sconfitta, sei capace di reagire e ripartire di nuovo.

Trasforma un insuccesso in un’opportunità creativa

Nel 1968 Spencer Silver, ricercatore alla 3M, sta realizzando una nuova colla, forte e resistente. Nel preparare la formula, però, sbaglia le dosi ed ottiene un adesivo molto debole, che si stacca facilmente. Il progetto viene considerato inutile ed archiviato.

Arthur Fry, collega di Silver, canta nel coro della North Presbiterian Church e ha un problema: i segnalibri che mette tra gli spartiti cadono sempre. Nel 1974 gli viene l’idea (durante una predica noiosa) di applicare sui foglietti l’adesivo blando ideato da Silver. Questi foglietti “riposizionabili” si rivelano molto utili e, dopo qualche titubanza, la 3M mette in produzione i “Press and Peel Notes”, che nel 1980 diventeranno i Post-it® Notes.

Quando facciamo un passo falso (perdiamo un cliente importante, un progetto non va a buon fine, ecc.), domandiamoci:

– “Che cosa posso imparare da questo ‘insuccesso’?”

– “In questa situazione negativa, posso cogliere qualche opportunità interessante?”

Pensa in grande, fallisci in piccolo

Scott Anthony, A.D. di Innosight, incoraggia i suoi collaboratori a fare degli “intelligent failures”.

I fallimenti intelligenti, che avvengono in modo veloce e a basso costo, portano spesso a nuove intuizioni riguardo i prodotti o i clienti. Dovrebbero essere non solo tollerati ma anche incoraggiati”, sostiene Antony. “Capire come gestire questo processo (di fallimento e apprendimento fast e low cost) che porta al successo è una delle cose più importanti che le aziende devono imparare.”

Come riconoscere questi “fallimenti intelligenti”?

Amy Edmondson, nel suo articolo sull’Harvard Business Review “Strategies for Learning from Failure”, descrive tre tipi di errori: “quelli evitabili nelle attività prevedibili, che di solito riguardano deviazioni dalle disposizioni; quelli inevitabili nei sistemi complessi, che possono derivare da combinazioni uniche di bisogni, persone e problemi, e, infine, quelli intelligenti alla frontiera, dove fallimenti “buoni” si verificano rapidamente e su una piccola scala, fornendo le informazioni più preziose”.

Domandiamoci:

– “Quali informazioni utili posso ‘dedurre’ da questo insuccesso?”

– “Quali esperimenti ‘fast and low cost’ posso fare nel mio contesto professionale”? 

Attraversa il fallimento (e vai oltre)

Falliremo. Spesso e volentieri, e in maniera brutale” – afferma Daniel Cook, Chief Creative Officer di Spry Fox, azienda di videogame di Seattle – “ma sopravvivremo ogni volta. Abbiamo pianificato di sopravvivere ogni volta. È nel nostro DNA e nella nostra visione. 

La Nasa, all’inizio degli anni ’50, chiede ai suoi fornitori di inventare un idrorepellente (Water Displacement) per proteggere dalla corrosione i contatti elettrici dei razzi.

Norm Larsen, fondatore della Rocket Chemical Company, sperimenta diverse formule: ad ogni fallimento annota, con costanza, ciò che funziona e ciò che va cambiato. Dopo 39 esperimenti-fallimenti, nel 1953, individua la formula ideale e chiama il prodotto WD-40. Il suo olio lubrificante diventa, molto velocemente, un prodotto di successo.

Credo avesse ragione Winston Churchill quando ammoniva che il successo è “l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”.