La straordinaria storia di Felice Tagliaferri, lo scultore cieco

La straordinaria storia di Felice Tagliaferri, lo scultore cieco

Federico Bastiani

Sono giornalista pubblicista, nato nel 1977 a Pisa e laureato in Economia aziendale. Ho scoperto la passione per il giornalismo dopo un viaggio a Buenos Aires e l’incontro con le Madri di Plaza de Mayo. Da quel...

Quando penso alla motivazione e alla determinazione non posso far a meno di ricordare l’incontro che ho avuto con lo scultore non vedente di fama internazionale, Felice Tagliaferri. La missione di vita di Felice non è solo fare l’artista, ma rendere accessibile l’arte ai portatori di handicap. Sono andato ad incontrarlo a Ferrara durante la sua mostra “Tutto un altro sguardo”.

Un ragazzo come tanti

Felice era un ragazzo come tanti, di origini pugliesi, bolognese di adozione con la passione per il judo. Poi un giorno, quando aveva quattordici anni, una malattia agli occhi lo rende cieco. “I primi due anni sono stati un buco nero, perdere la vista equivale ad un lutto”.

L’incontro della vita

A venticinque anni l’incontro che cambierà per sempre la sua vita. Risponde ad un annuncio dello scultore bolognese Nicola Zamboni che era alla ricerca di persone non vedenti per verificare se questo handicap poteva rappresentare un ostacolo alla creazione artistica. Tagliaferri scopre un mondo.  “Ovviamente non è stato semplice all’inizio. Come quando guardi una corsa dei 100 metri, tu vedi il lavoro finale e non sai tutta la preparazione che c’è dietro. Lo stesso vale per uno scultore, specialmente non vedente”.

Un episodio decisivo

L’opera più famosa di Tagliaferri, il Cristo Rivelato, ha una storia molto curiosa.  “Nel 2008 mi recai a Napoli nella basilica di San Severo. Chiesi ai custodi il permesso di poter toccare il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino perché per me era l’unico modo di “vedere” l’opera. Mi fu negato il permesso”. Come ha scritto Simona Atzori, un no detto alla persona giusta diventa un sì per tutti.

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12 Giugno 2019 | Arte e Cultura

Felice Tagliaferri non si è perso d’animo, è tornato a casa ed ha scolpito una sua copia del Cristo che ha ribattezzato “RiVelato”. In quel momento è iniziata anche un’altra missione per lo scultore emiliano romagnolo, rendere accessibile l’arte ai portatori di handicap. “Collaboro con i Musei Vaticani, insieme ai loro conservatori, cerchiamo di capire quali opere possono essere messe a disposizione del tatto, molto dipende dai materiali”. A volte può bastare adottare un piccolo accorgimento in un museo, ad esempio porre uno specchio nel punto giusto per le persone che sono in carrozzina e non possono alzarsi per vedere correttamente un’opera. Ha iniziato a collaborare anche con Guggenheim di Venezia dove ha attivo un progetto con Valeria Bottari, la curatrice di Doppio Senso. “Noi guardiamo con gli occhi, annusiamo con il naso, ascoltiamo con le orecchie ma il tatto è in tutto il corpo se ci pensi bene. Se cambia la temperatura, se arriva il vento, è il corpo intero che percepisce queste sensazioni”.

Diffondere l’arte tra i portatori di handicap

Ma il suo impegno per diffondere l’arte ai portatori di handicap non finisce qui. Nel 2002 grazie all’incontro con l’Assessore alla Cultura del Comune di Sala Bolognese, gli viene data la possibilità di utilizzare una cappella sconsacrata da adibire ad atelier e laboratorio per la comunità, nasce così la Chiesa Dell’Arte. Felice ha svolto la sua attività in quel luogo per quindici anni, ora che è terminata la concessione, si è trasferito a Cesena ma non è cambiata la missione. “Svolgo laboratori per persone, bambini, con o senza handicap, che vogliono approcciarsi all’arte in modo tattile. Se un tetraplegico viene da me, un modo per farlo lavorare lo trovo”, dice sorridente l’artista.

La passione per lo sport

Felice Tagliaferri è un vulcano. Mi racconta con entusiasmo i prossimi progetti. A settembre parteciperà ad una regata con Sante, un velista con portare di handicap. “Partiremo da Marina di Ravenna ed arriveremo ad Ancona al museo tattile. Porteremo una mia scultura. Sarà una bell’avventura, un disabile fisico ed un disabile sensoriale. Ci fermeremo in vari porti per parlare dell’accessibilità totale per i portatori di handicap sia del mare ma anche dell’arte.”  Il 15 settembre dal suo laboratorio passerà la maratona dall’Alzheimer. I ragazzi della maratona si alterneranno nel portare una scultura di 60 kg di Felice con una carrozzina. “Anche in questa sfida c’è un messaggio, i pesi della vita, se condivisi, diventano più leggeri”.

La sua ultima opera

Lo stesso messaggio lo troviamo in alcune opere di Tagliaferri. Mi viene mostrata la sfera di marmo chiamata “La Vita”. Felice mi fa chiudere gli occhi e prende le mie mani. La sfera rappresenta la perfezione esteriore al tatto, liscia, senza imperfezioni, come l’immagine che vogliamo dare di noi stessi all’esterno ma continuando a toccare troviamo un buco nella sommità ed inserendo le dita tocchiamo delle imperfezioni, proprio come la vita. La sfera è molto pesante, può essere sollevata solo se Felice mi da una mano. In questo momento l’artista emiliano romagnolo sta lavorando alla sua nuova opera, la “Pietà ribaltata” ovvero Cristo che sostiene la Madonna come simbolo dei figli che devono prendersi cura dei genitori.