Conoscenza e competenza. Come trovare la tua strada nel mondo

Conoscenza, passione e competenza. Come trovare la tua strada nel mondo

Stefano Gangli

Founder e direttore creativo di SignDesign, agenzia di strategie e creatività per la comunicazione. È esperto di comunicazione per le imprese. 15 anni di insegnamento allo IED, oltre 20 di attività sul campo....

Competenza, conoscenza e abilità sono tre sostantivi che ci capita di ascoltare o di utilizzare sempre più di frequente. A parte il mondo dei bambini in cui questi temi sono sempre stati in prima linea perché ritenuti, come è giusto, i più importanti per accompagnare la crescita dei piccoli, queste tre parole compaiono spesso nei discorsi dei grandi. Ma che c’entrano nei discorsi da adulti? E come si connettono tra loro? Andiamo per gradi e analizziamo velocemente lo scenario.

Da qualche anno esiste un trend che vede persone sempre più giovani interessarsi alle dinamiche di impresa tanto che il passaggio da studenti a imprenditori spesso è brevissimo. Non era così una generazione fa: la “gavetta” era una componente sempre presente nel percorso professionale. Oggi è invece frequente che già prima di terminare gli studi, molti giovani fondano la loro startup. Segno dei tempi, dovremmo dire, e di un mercato che richiede freschezza nella conoscenza.

Conoscenza, appunto, uno dei nostri tre sostantivi. È proprio questa infatti la parola dalla quale partire per capire come esse si combinano tra loro.

Grazie ad una data conoscenza, infatti, posso sviluppare un’abilità che, combinata con la prima, cresce fino a diventare competenza. Un bimbo può spiegarcelo meglio. «Se mi hai detto che per saltare devo correre, correrò tanto per diventare abilissimo nella corsa. Utilizzando questa abilità saprò quando devo correre di più o di meno in base al salto che devo fare. Ecco, così sono diventato competente nel salto».

Ora c’è da chiedersi cosa hanno in comune giovani imprenditori e giovanissimi stuntman. Presto detto: tutti e due sono assetati di competenza perché hanno acquisito una conoscenza e una abilità che non aspettano altro che combinarsi insieme. Sembra l’uovo di Colombo eppure nella vita di tutti i giorni, tutti noi, non ragioniamo così e siamo sempre più disposti a confrontarci con chi ne sa meno di noi pur di competere nel gioco delle competenze. Ci piace vincere facile, insomma, perché è sempre meglio rispondere a domande di chi non sa quello che sappiamo noi piuttosto che fare domande a chi ne sa di più. Questo non fa altro che fermare la costruzione di una competenza perché senza la conoscenza di dati nuovi non possiamo ambire allo sviluppo di abilità complementari alle nostre e quindi sviluppare competenze ulteriori (o specializzare quelle che abbiamo). Un processo se non distruttivo, di certo non costruttivo, che genera in tanti di noi turbamenti più o meno lievi. Ci basti pensare a quell’amico sapientone o a quel collega arrivista per accorgercene.

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18 Febbraio 2020 | Crescita

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17 Febbraio 2020 | Innovability

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14 Febbraio 2020 | Crescita

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13 Febbraio 2020 | Crescita

Il negazionismo non è un'opinione, è un reato

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12 Febbraio 2020 | Arte e Cultura

Sfidare anche i competitor più agguerriti – Cosa imparare da Adriano Olivetti

Anche partendo da un contesto difficile, con un regime dittatoriale come quello fascista si può fare innovazione. Adriano Olivetti, nato nel 1901, era un figlio del Ventesimo secolo in tutto e per tutto. Nella sua parabola imprenditoriale e umana c'era...
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11 Febbraio 2020 | Crescita

Cosa rispondere a chi dice di bilanciare vita e lavoro? Sbagliato!

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10 Febbraio 2020 | Crescita

Se vuoi smettere di procrastinare iscriviti al Club delle 5 del mattino

Dicono che il mondo si divida in due tipi di persone: le allodole e i gufi. I primi sono quelli che amano e riescono a svegliarsi presto la mattina, mentre i secondi - chiaramente - sono quelli che preferiscono dormire qualche ora di più mentre tutti...
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07 Febbraio 2020 | Arte e Cultura

Eppure esistono persone che nella ricerca della competenza vivono felici e ogni passo avanti è una conquista.

Facciamo un paio di esempi. Chiunque di noi ha del tempo libero – chi più, chi meno – e altrettanti hanno passioni o hobby. Spesso questo tempo lo utilizziamo proprio per le nostre passioni e capita di scegliere di fare un corso piuttosto che un’esperienza che ci consenta di coltivarle, e migliorare. E così trovi l’istruttore che del tuo hobby ne ha fatto un lavoro. Invidiabile: passa il tempo a fare quello che io riesco solo a fare di rado, prova un piacere immenso e ci fa il suo bel profitto. Niente male! Quella persona ha una passione tale per quell’attività tanto che per lui non è stato faticoso studiarne tutti gli aspetti, applicarsi nello sviluppare un’ottima abilità e diventare estremamente competente. Da qui si capisce facilmente perché chi fa di un hobby un lavoro risulta sempre più felice di chi si trova a svolgere un lavoro in cui non mette passione.

A conferma ci basta citare il successivo esempio. Negli ultimi anni, accanto ai neo-studenti che si scoprono imprenditori è cresciuta un’altra tipologia di questi ultimi. Sempre più persone, infatti, scelgono di abbandonare i propri posti di lavoro per inaugurare attività “in proprio”. La caratteristica più indicativa di questo trend è che nella maggior parte dei casi sono proprio coloro che occupano ruoli manageriali a compiere questa scelta e che, spesso, danno vita a realtà competitor di quelle dalle quali provengono. Spesso esse sono più innovative o caratterizzate da quel quid in più che non era stato possibile applicare alla propria occupazione precedente per via di procedure, gerarchie, etc, etc. È evidente che si tratta di persone che riconoscono nel proprio lavoro una innegabile passione, altrimenti sceglierebbero vie diverse, così come l’istruttore che abbiamo incontrato prima. Passione, conoscenza del proprio lavoro, abilità acquisita nello svolgimento di quel lavoro in tanti anni (tanto da ricoprire ruoli significativi) hanno costruito la competenza che ora dà a queste persone il coraggio e la sicurezza di poter intraprendere autonomamente il lavoro svolto precedentemente. Sono diventate persone competenti al massimo grado.

E non finisce qui. Una volta liberata la propria volontà nel voler ricercare un livello di conoscenza sempre più alto in quello che si fa, l’incontro con le eccellenze diventa inevitabile. Così nasce la volontà di accompagnarsi l’un l’altro anche sul mercato: networking, lobbying e collaborazioni diverse diventano la leva per costruire architetture di competenze grazie alle quali i grandi progetti diventano possibili. In un mercato in cui anche il prodotto è condizionato dal servizio che lo accompagna, la competenza è l’unica possibile via per ricercare una qualità esclusiva da offrire al pubblico.

Diventare bravi in qualcosa è quello che insegniamo ad ogni bambino, mettere passione in quello che si fa è il karma che abbiamo ascoltato fin da quando noi stessi eravamo bambini e a dispetto dell’era in cui la gavetta era la discriminante che distingueva i bravi da quelli meno bravi, oggi la conoscenza è la vera componente che rende unica ogni competenza grazie alla quale ognuno di noi diventa necessario soprattutto in un mercato che richiede sempre più capacità.

Lavorare per vivere o vivere per lavorare? Piuttosto lavorare da persone capaci per essere contenti, il resto viene da sé.