Con "Quando siete felici fateci caso" la felicità si impara - Recensione

Allenarsi alla felicità con il libro “Quando siete felici fateci caso”

Redazione Centodieci

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 Nessuno ha saputo raccontare il trauma come Kurt Vonnegut, ma la cosa sorprendente è che allo stesso tempo nessuno ha saputo raccontare la felicità come ha fatto lui. Lo dimostra il suo “Quando siete felici fateci caso” (edito da minimum fax), un caso letterario in Italia, una raccolta di quindici discorsi motivazionali che lo scrittore ha tenuto in alcune università americane, più qualche semplice approfondimento su un unico tema: il racconto minuzioso, seppure sempre ironico, della sua idea di felicità e della vita. Ma perché la felicità è così importante? Cosa ci spinge a mantenerla sempre come obiettivo ultimo nella vita, nel lavoro, per poi dimenticarci inesorabilmente di celebrarla?

“Quando siete felici fateci caso”: le frasi da ricordare

Nella sua disarmante semplicità Vonnegut ha messo per iscritto una regola di vita universale e lo ha fatto sempre col suo modo sornione di scrivere la verità, nascondendola dietro episodi personali, metafore, piccole follie distopiche, ma facendone sempre filtrare la luce allo sguardo del lettore. Quando Vonnegut scrive, allora, di far caso alla felicità quando arriva, senza necessariamente riattivare il ciclo della ricerca spasmodica di un altro obiettivo, è consapevole di parlare dell’ovvio, così come è consapevole che, in fondo, nessuno ci ha mai pensato. E questa regola non scritta diventa, con la penna di Vonnegut, un bene prezioso e un consiglio di vita imprescindibile. L’autore geniale della fantascienza più dissacrante, suo per esempio il capolavoro “Mattatoio n.5”, storia fantastica e crudele del suo passato in guerra, si trasforma in paterna guida universale, e ti consiglia di fermarti nel momento di felicità, perché sarà davvero riconoscibile e quando l’avrai raggiunto non bisognerà mettersi di nuovo in moto, subito, senza respirare, ma ci sarà il tempo di soffermarsi su questa felicità, farla propria e poi riprendere il proprio cammino.

La felicità è un motore universale

Sì, ci voleva decisamente Kurt Vonnegut a ricordare la regola universale della felicità, ma ci vuole pazienza per farla propria e applicarla. La felicità è un motore universale nella vita come nel lavoro, e la sua potenza non si misura in semplice efficienza, ma in un delicato equilibrio di obiettivi, di step graduali per raggiungerli e di consapevolezza. Ed è per quest’ultimo elemento che Vonnegut ha il maggiore entusiasmo. Quando le cose vanno bene e tutto fila liscio, fermatevi un attimo, per favore, e dite a voce alta: «Cosa c’è di più bello di questo.»

Per quanto all’inizio sembrerà folle chiederselo, sappiate che è solo questione di allenamento. Con la felicità ci si deve allenare, è un lavoro quotidiano e una meditazione, perché solo così potrà diventare il motore delle vostre giornate. Affiancate agli obiettivi il giusto riconoscimento della felicità, un momento in cui fate caso a quello che avete ottenuto e lo misurate non più in soli termini di efficienza, ma di vita.

Una vita eccezionale

Kurt Vonnegut ha avuto una vita eccezionale, nel bene e nel male: ha visto con i suoi occhi il bombardamento di Dresda del febbraio 1945, quando era un soldato prigioniero e si salvò solo nascondendosi nelle grotte di un mattatoio. Poi il ritorno in America, la sua vita da sopravvissuto che ha ripreso il suo corso anche grazie al suo lavoro, alla letteratura e al suo entusiasmo per la sua comunità, le cause giuste, l’insegnamento. E nella sua prosa solo apparentemente semplice c’è tutto il significato della vita: il dolore, il ricordo, l’ironia, un tocco dichiarato di follia e inventiva, e la felicità, non più un inseguimento dell’impossibile, ma un viaggio e un traguardo. Ed è ora di ricordarsi che l’eccellenza è anche questo: fissare un obiettivo, stabilire il percorso per raggiungerlo e la parte più importante di tutte, soffermarsi un attimo a celebrare la felicità di aver raggiunto il proprio scopo. 

Di Alessia Ragno

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