Salvador Dalì – In mostra a Piacenza il più grande dei surrealisti -

Salvador Dalì – In mostra a Piacenza il più grande dei surrealisti

Redazione Centodieci

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Centodieci, il progetto ideato da Banca Mediolanum per diffondere idee e conoscenza, ha un ramo interamente dedicato all’arte: ed è proprio questo, Centodieci è arte, ad aver portato nel cuore di Piacenza il più grande degli artisti surrealisti: Salvador Dalì.
Perché proprio a Piacenza? La mostra piacentina, inaugurata lo scorso 16 novembre negli uffici dei Consulenti Finanziari in Via Cavour, è, di fatto, l’anteprima di un’anteprima: la mostra del grande surrealista inizierà il suo tour a Monza, e sarà in mostra in varie città europee, ma grazie a Centodieci ha visto la luce la primissima volta proprio nella città emiliana, a due passi dal Duomo e dalla famosa Piazza Cavalli. L’idea è chiara: fare della comunità di Banca Mediolanum una rete che non sia solo di clienti e professionisti, ma anche di scambio di idee e di reciproca influenza culturale. In fondo è proprio questo l’intento del progetto Centodieci. E proprio per lo stesso motivo si è scelto di svelare la mostra di un gigante del surrealismo: perché il potere dell’arte è quello di proporre un linguaggio universale, attraverso cui veicolare ideali e valori profondi. Così, questi valori attraversano intere comunità, si diffondono e cambiano la prospettiva e lo sguardo di chi ne fa parte.
L’inaugurazione di “Salvador Dalì e le magie del Surrealismo”, però, non è stata solamente un’inaugurazione: è stata innanzitutto un’occasione per imparare e confrontarsi sugli argomenti che hanno dato vita al surrealismo stesso. In una lezione dettagliata e appassionata, Gian Luca Bianco ha ripercorso il lungo cammino storico, politico e artistico che ha portato alla nascita e allo sviluppo del surrealismo. Gli stili, come i movimenti artistici e le epoche storiche, sono il risultato di condizioni materiali, ma anche di elaborazione di traumi collettivi, di scambi di idee e di visioni, oltre che di lampi di genio, scommesse e azioni determinanti di singoli come di gruppi. Il surrealismo fiorì in Europa, ma influenzò tutto il mondo, soprattutto quello occidentale, forgiando un’estetica che poi trascenderà l’arte e segnerà nettamente la la psicologia, la teoria della percezione e l’intera visione sociale e politica del tempo.

Oltre alle arti visive, il surrealismo fu una svolta importante nel mondo della letteratura e, spiega sempre Bianco, non è certo un caso che sia fiorito tra le due guerre mondiali che segnarono le sorti del Vecchio Continente e del mondo intero.
Nel surrealismo c’è molto del Novecento: compresa la riflessione sulle infinitesime dimensioni della natura atomica della materia, la struttura invisibile che diede a Dalì lo spunto per dipingere figure fluttuanti nell’aria, proprio come gli elettroni gravitano attorno al nucleo dell’atomo che li attrae. Lo spunto però fu tragico: lo sgancio da parte degli Stati Uniti degli ordigni nucleari su Hiroshima e Nagasaki durante il secondo conflitto mondiale.

Il surrealismo, oltre che esplorazione dell’invisibile, fu la messa in scena in chiave artistica della reazione psicologica ed emotiva alla distruzione provocata dal razionalismo applicato ai conflitti e agli scontri sanguinari di quel periodo. Il movimento artistico fu l’elaborazione di una serie di grandi traumi collettivi le cui conseguenze arrivano fino a noi e alla nostra contemporaneità. E da qui viene molta della sua importanza.

Le opere in mostra a Piacenza fino al 21 dicembre mostrano alcuni degli aspetti più caratteristici della pittura e della scultura surrealista: la giustapposizione inaspettata di oggetti, di scenari a tratti apparentemente normali ma che contengono dettagli assurdi, surreali appunto, capaci di trasmettere allo spettatore il germe del dubbio, di mettere alla prova il suo immaginario e i suoi punti di riferimento. “Salvador Dalì e le magie del Surrealismo” mostra l’universo di Dalì per com’era e com’è tutt’oggi: un susseguirsi di idee, di simboli e di immagini ricorrenti, spesso tratti dalla quotidianità dell’artista, dalla sua esperienza infantile, dalla sua sessualità e dalle sue riflessioni in campo estetico, sociale e – soprattutto – psicologico, con un profondo innamoramento per le teorie di Sigmund Freud. Osservare e apprendere questi simboli non è solo un viaggio istruttivo per appassionati d’arte ma, se decidiamo di indossare le lenti della storia, un percorso illuminante per tutti.

di Enrico Pitzianti