Il ricordo di quel giovedì nero degli anni ‘20 - Centodieci

Il ricordo di quel giovedì nero degli anni ‘20

Ennio Doris

Presidente di Banca Mediolanum. Dopo essere stato consulente finanziario in Fideuram e poi nel Gruppo Ras, nel febbraio del 1982 ha fondato Programma Italia, con il Gruppo Fininvest. L’importante rete di Intermediazione...

Il 24 ottobre scorso i media mondiali, cogliendo l’occasione del novantesimo anniversario del più famoso “giovedì nero” della storia, hanno raccontato al proprio pubblico e soprattutto ai giovani, i fatti di quel giovedì del 1929 che hanno segnato l’avvio di un periodo conosciuto come “la grande recessione”.

Voglio farlo anch’io qui, perché chi conosce la storia determina un futuro diverso e migliore.

Dunque, si racconta che la mattina di giovedì 24 ottobre 1929, Jesse Livermore, che non era un operatore qualunque ma una vera leggenda di quell’epoca, entrò di gran carriera a Wall Street e con piglio deciso e gesti coreografici cominciò a vendere cercando di farsi notare il più possibile. In quegli anni la Borsa era ancora governata dall’essere umano, guidavano le contrattazioni cosiddette “alle grida”, e siccome Livermore era considerato proprio una specie di guida, il suo atteggiamento fu preso dagli altri operatori come modello da emulare il ché diede il via a un effetto domino di vendite che scatenò il panico generale. Dai massimi raggiunti, a quota 381,17 punti, Wall Street iniziò una caduta fino a 200 punti.
Quel giovedì 24 ottobre, che verrà ricordato come il “giovedì nero”, è la data di inizio della fine della crescita dei “ruggenti anni ‘20”. Le cronache dell’epoca raccontano che quell’effetto domino in realtà era partito da Londra, perché in quel momento era l’Inghilterra il centro del mondo. Il tonfo del London Stock Exchange contagiò immediatamente Wall Street che aprì con un ribasso dell’11%. Si narra che in quelle concitate ore di panico, un gruppo di banchieri, tra cui i capi di Morgan Bank e Chase National Bank, nel tentativo di fermare l’emorragia si accordarono per un’immediata iniezione di capitali che sostenesse Wall Street. Un palliativo che durò lo spazio di un weekend: il martedì successivo la pesante ondata di vendite era già ripresa con un movimento al ribasso ancor più forte e capace di spazzare via dal mercato molti protagonisti, oltre che i risparmi di gran parte della popolazione.

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25 Febbraio 2020 | Centodieci

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24 Febbraio 2020 | Crescita

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21 Febbraio 2020 | Centodieci

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20 Febbraio 2020 | Centodieci

Il nostro bagaglio ci dice tutto di come siamo

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19 Febbraio 2020 | Centodieci

Cosa vuol dire essere genitori e figli secondo Massimo Recalcati

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18 Febbraio 2020 | Crescita

Lavorare meno e lavorare meglio è possibile?

Non è forse vero che vivere da adulti significa lavorare, portare a casa il salario, ritagliarsi appena il tempo per figli e hobby, correre sul tapis-roulant e andare a dormire presto, finché non arriva il sabato per una passeggiata sul lungomare e...
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17 Febbraio 2020 | Innovability

Cercami di André Aciman ci fa capire quanto importante sia il primo amore

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14 Febbraio 2020 | Crescita

Gli anni ’20 erano detti “anni ruggenti” perché furono un glorioso periodo di espansione economica, finanziaria, sociale, culturale, che fece fiorire le industrie della moda, del cinema e del benessere. Furono la culla del “consumismo” inteso come fenomeno di massa. Un fenomeno che sembrava inarrestabile nella sua corsa trainata da nuove scoperte, nuove invenzioni e nuovi motori di crescita. Simbolo di quell’epoca industriale è l’automobile, e in particolare il marchio Ford. Grazie alla visione di Henry Ford, viene brevettato e realizzato il Model T Ford, l’auto che tutti potevano permettersi di acquistare.

La dimostrazione di quel benessere diffuso avveniva con la diversificazione dei consumi delle persone, oltre che all’acquisto dell’auto, si spendeva in viaggi, vacanze e divertimento. Vi fu una rapida crescita anche del settore media, un momento d’oro per giornali, riviste e soprattutto la radio: un mezzo eccezionale che riusciva a mettere in comunicazione il mondo. Fu l’epoca del sensazionalismo mediatico e dei primi esperimenti di comunicazione di massa.
Il crollo di borsa portò questo tipo di mondo verso la “grande depressione”. Niente più delle cifre possono far capire di cosa stiamo parlando: 15 milioni di posti di lavoro persi, un tasso di disoccupazione che toccò il 30%, la produzione industriale in pochi anni cadde di quasi il 40%, e dato ancor più sconcertante, a pochi anni dalla crisi quasi la metà delle banche americane dell’epoca erano fallite.
I mercati riuscirono a recuperare la caduta del ’29, certo ci sono voluti 15 anni ma dobbiamo tenere conto che c’era anche una guerra mondiale di mezzo. Per questi motivi e per questi numeri, quell’epoca, anche a distanza di 90 anni è ancora oggi indimenticata ed esemplare, anche per chi non l’ha vissuta.

Non ripetere gli errori è un altro segno di progresso, una regola che dovremmo seguire tutti.