L’arte all’epoca dei social media: Amalia Ulman ha predetto gli influencer

L’arte all’epoca dei social media: Amalia Ulman ha predetto gli influencer

Ramona Ponzini

Fondatrice dell’art project Treti Galaxie, insieme al curatore Matteo Mottin organizza da anni mostre di giovani artisti italiani e internazionali. Esperta di arte contemporanea, e art advisor con specifica competenza...

Non di rado i giornali danno notizia di personaggi famosi che acquistano opere d’arte attraverso i social media (caso eclatante quello di Leonardo Di Caprio che comprò via telefono un’opera di Jean-Pierre Roy dopo averla vista sul profilo Instagram della Poulsen Gallery), e sempre più sovente vengono lanciati progetti artistici che utilizzano tali piattaforme per la promozione e per la vendita. Ormai Facebook e Instagram fungono da vere e proprie vetrine per gli artisti, e i musei si sono da tempo dotati di giovani figure professionali capaci di amplificarne, attraverso i profili ufficiali, la propria potenza comunicativa.
I social media sono uno strumento contemporaneo di promozione, di moltiplicazione dell’immagine, una dimensione virtuale quasi necessaria per la sopravvivenza delle pratiche artistiche reali.

Ma c’è chi, nell’ormai lontano 2014, utilizzò i social come vero e proprio medium artistico per comunicare quanto questo strumento avrebbe cambiato la nostra società.

L’argentina Amalia Ulman, a soli 25 anni, con la net-performance intitolata “Excellences & Perfections” (Eccellenze e Perfezioni) ha prefigurato quelli che sarebbero stati i nostri comportamenti attuali, la nostra relazione con i social, il nostro rapporto viscerale con Internet. L’artista ha trascorso quattro mesi postando su Instagram immagini che documentavano la sua vita a Los Angeles, cercando di affermarsi nei circuiti più glamour come una vera e propria It-Girl, culminando il percorso con un (finto) intervento chirurgico di mastoplastica additiva, e annunciando infine ai suoi novantamila follower che era tutto falso, tutto costruito, che si trovavano di fronte a una performance artistica. Durante il percorso Ulman ha incarnato diversi stereotipi femminili, quello della dolce innocente ragazza di provincia che si trasferisce in città per fare la modella, quello della ragazza in carriera assorbita dal suo narcisismo e, infine, della redenta che abbandona il look biondo vamp per tornare castana e a casa.

Oggi siamo abituati a seguire i VIP sui social e siamo sempre più attenti a curare i nostri stessi profili, rendendo più likeable la nostra immagine, sottoponendoci a una quotidiana implementazione del nostro “marchio personale”, del nostro brand. Ulman ha predetto tutti questi comportamenti, sviluppando un’indagine attorno alla costruzione di un’identità sui social media e analizzando la diffusione delle immagini digitali. L’idea era quella di svelare la finzione insita in una piattaforma pubblicizzata come finestra sull’autentico, e di come le persone possano essere facilmente manipolate sfruttando stereotipi tradizionali.

La performance ha inoltre prefigurato l’immenso valore che attribuiamo oggi alle celebrità di Instagram.

Nel 2014 il termine influencer esisteva a malapena, ma negli ultimi anni il marketing degli influencer è esploso e rappresenta ora una parte vitale del budget di molte aziende. Ulman ha anche dimostrato che avere un grande seguito sui social significa avere potere e, probabilmente, il suo lavoro non avrebbe avuto un tale impatto nel mondo dell’arte se non fosse stato per il numero di follower che seguivano il suo profilo. L’artista argentina ha predetto una cultura online in cui le alterazioni del nostro aspetto vengono intraprese in modo superficiale, temporaneo e spudorato, attraverso app di ogni genere. I nostri feed di Instagram ci dicono che anche le persone “normali” sembrano perfette, ma ci risulta difficile decifrare se qualcuno modifica le proprie foto. “Eccellenze e perfezioni” rappresenta inoltre una dimostrazione delle capacità manipolatorie di Internet nonché una premonizione precoce dell’odierna cultura della disinformazione.

I critici hanno definito il lavoro di Ulman un capolavoro, il mondo dell’arte ne è rimasto estasiato e nel 2016 è stato incluso nella mostra Performing for the Camera alla Tate Modern di Londra.

Attraverso questo lavoro i social media sono stati esaminati per la prima volta nel contesto storico delle esibizioni fotografiche e Ulman è divenuta la prima social media artist a entrare in un’istituzione museale. Nel 2018 la performance è stata pubblicata sotto forma di libro dal titolo omonimo “Excellences & Perfections”, che include tutti i post Instragam e una serie di saggi redatti da eminenti critici e filosofi.
Amalia Ulman ha studiato alla Central Saint Martin School di Londra, dove si è laureata nel 2011. È attualmente rappresentata dalla Galleria James Fuentes di New York, dalla londinese Arcadia Missa e dalla Debora Schamoni Galerie di Monaco di Baviera. La sua ultima mostra, dal titolo International Intrigue, si è tenuta lo scorso anno negli spazi di Mother Culture a Los Angeles. Il suo profilo Instagram conta 151mila follower.

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