Elogio delle riviste aziendali (ai tempi del coronavirus) - Centodieci

Elogio delle riviste aziendali (ai tempi del coronavirus)

Serena Scarpello

È Head of Content di Studio Editoriale e Direttore Responsabile del brand magazine “LINC”. Nel 2017 ha pubblicato il libro d'inchiesta Comunicare meno, comunicare meglio (Guerini Next). È stata conduttrice...

La stagione in cui sono nati la gran parte dei magazine aziendali in Italia va dalla fine degli anni ‘40 alla fine degli anni ’60: finita l’economia di guerra e andando verso la società dei consumi, in parallelo con la crescita e la maturità dell’editoria, sono emerse riviste che hanno fatto la storia della comunicazione aziendale come “Bellezza d’Italia” (Dompè, 1947), “Pirelli – Rivista di informazione e tecnica” (Pirelli, 1948), “Civiltà delle Macchine” (Finmeccanica, 1953), “Il Gatto Selvatico” (Eni, 1955), solo per citarne alcune.
Gli stessi premi letterari nascono un quel particolare momento storico (e non solo in Italia): il Premio Strega è del 1947, il Premio Bancarella del 1952, il Campiello del 1962, il Pulitzer del 1948, il National Book Award del 1950 e il Man Booker Prize del 1968.
Negli anni del dopoguerra è cresciuta l’alfabetizzazione e la lettura è diventata sempre di più una pratica quotidiana. Per questo molte aziende (illuminate e lungimiranti) hanno pensato di fondare le proprie riviste, non tanto per parlare di loro (anzi, quasi per nulla) quanto per diffondere conoscenza e dare un servizio alla comunità che era affamata di sapere.

In quegli anni sono state messe le basi del cosiddetto “brand journalism” (in Italia, perché nel resto del mondo si era già diffuso a partire dalla fine dell’800 quando l’azienda di macchine agricole John Deere pubblicò il numero uno di The Furrow, rivista che tuttora conta 2 milioni di lettori nel mondo). Un nuovo modo di fare comunicazione che portò i grandi poeti, letterati, artisti e giornalisti del tempo a trascorrere molto tempo all’interno delle stesse aziende: Dino Buzzati, Indro Montanelli, Giuseppe Ungaretti, Gio Ponti, Eugenio Montale, Umberto Eco.

Una pratica che si è rallentata alla fine del ‘900 per riprendere un forte slancio nei primi anni 2000 con la nascita dei social network ma ancora di più dopo il 2007 – 2008, gli anni della crisi dei mutui subprime e del crack di Lehman Brothers. Iniziò allora una nuova fase di alfabetizzazione: quella digitale, che ha visto nascere i primi blog aziendali e ha avviato la trasformazione di vecchi siti in veri e propri magazine online, oltre che l’apertura di canali social attraverso i quali non venivano più raccontate solo le notizie aziendali ma dove altri contenuti, e quindi molte firme appartenenti al mondo della cultura e dell’informazione, hanno trovato nuovi spazi di espressione.

Ed è così che i brand sono diventati sempre più, non solo media company, ma delle vere e proprie content factory: laboratori culturali in cui si producono e diffondono contenuti verificati e di grande approfondimento, che non sono legati alle notizie real time ma che anzi si prendono il giusto tempo per interiorizzarle e restituirle agli utenti, solo una volta che si sono sganciate dalla rincorsa al trending topic. Una buona comunicazione affidabile e di qualità che spesso (non sempre) riesce a distinguersi dal rumore di sottofondo effetto di quella che l’OMS qualche giorno fa ha chiamato “Infodemia”, termine appena entrato nei neologismi del 2020 della Treccani, che cita:

«Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili».

La speranza è che la pandemia che stiamo vivendo in questi giorni e che ci costringe a stare a casa, a leggere e approfondire, a cercare di capire tutti un po’ di più, ci possa portare ad una nuova economia dell’attenzione, in cui selezioniamo non solo le nostre fonti ma anche i nostri laboratori culturali, e alla riconsiderazione (nel senso di nuova attenzione, appunto) di quel tipo di giornalismo che è entrato nelle aziende per aiutarle a diffondere contenuti di interesse collettivo, che va oltre ogni interesse di parte e che ha come unico obiettivo quello di aumentare interesse nei confronti della conoscenza stessa.

Insomma, lode alla cultura trasmessa dalle aziende che non si ferma mai, specie in un momento storico come quello attuale in cui il coronavirus ha fatto riemergere i bassifondi di Internet e la spettacolarizzazione a tutti i costi.

Immagine in evidenza: Bellezza d’Italia, n.9/10, Natale 1950, rivista di Dompé Farmaceutici pubblicata sul libro “Comunicare Meno, Comunicare Meglio” (Guerini Next, 2017).

Come capire la solitudine grazie al saggio di Mattia Ferraresi

Fare i conti con sé stessi, nella dimensione di individui parte di una collettività, è un esercizio ambizioso: significa dirsi pronti a mettere in discussione gli equilibri e le distanze che ci tengono insieme, a costo di perdere il senso dell’orientamento....
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27 Marzo 2020 | Arte e Cultura

#CentodieciTip: Liberati dagli oggetti superflui per volare più in alto

«Ho lavorato per più di 5 anni per semplificare la mia vita, e mentre scoprivo le gioie sublimi di vivere in modo semplice, con meno abitudini, ma più solide, meno oggetti e distrazioni, mi sono reso conto che la maggior parte delle persone ancora...
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26 Marzo 2020 | Crescita

Quarantena e troppo tempo libero? Ecco cosa leggere

L'attesa è un'arte fine, di cui non tutti sono forniti o a cui non molti sono avvezzi. Eppure, in questo momento storico attendere che l'epidemia passi è un obbligo sociale, etico e tecnico. Insomma, senza entrare in merito alla questione coronavirus,...
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25 Marzo 2020 | Arte e Cultura

No alle barriere tra manager e lavoratori – Cosa imparare da Jack Welch

Un manager fuori dal comune, un gigante venuto dopo generazioni di dirigenti che rimanevano in ombra rispetto al brand aziendale. Una figura, quella di Jack Welch, che ha segnato un prima e un dopo di lui all'interno di General Electric. Ingegnere chimico...
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24 Marzo 2020 | Innovability

Smart life, quello che stiamo imparando “grazie” al virus

Mai come oggi – inteso come questi giorni – c’è bisogno di intelligenza, quella capacità di capire e trattare ogni aspetto della vita come proficuo per sé e per gli altri. Mai come in questi giorni capiamo quanto è differente qualcosa di intelligente...
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23 Marzo 2020 | Innovability

Tutto sommato, Le Ragazze stanno bene

A che punto siamo con la parità di genere in Italia? Non è facile dirlo (nel dubbio potremmo comunque dire non benissimo), anche perché spesso l'effetto è quello di ricevere, più che dati, opinioni personali, quando non addirittura provocazioni o...
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20 Marzo 2020 | Arte e Cultura

#CentodieciTip: imponiti autodisciplina, soprattutto lavorando da casa

Essere bloccati responsabilmente in casa durante questo periodo potrebbe fornirci alibi per comportamenti sbagliati. Stare in pigiama per un’intera settimana, evitare di lavarci il viso e perché no, magari nemmeno lavarci i capelli (tanto, chi ci vede)....
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19 Marzo 2020 | Crescita

Sembra incredibile ma la vulnerabilità è la nostra unica forza

Essere il primo a dire ti amo, investire emotivamente in una relazione che potrebbe non funzionare, imbarcarsi in un progetto senza garanzie di successo, esporsi con chi può potenzialmente farci del male o deriderci, chiedere il tanto meritato aumento...
Essere il primo a dire ti amo, investire emotivamente in una relazione che potrebbe non funzionare, imbarcarsi...

18 Marzo 2020 | Crescita

Come trovare il coraggio di parlare quando qualcosa non va

Capita spesso di criticare le persone troppo dirette, quelle che non riescono a contenersi e che sembrano Vietcong appostati sull’albero in attesa di poter “sparare” la loro opinione senza troppi riguardi. Non meno pericolosa è però la schiera...
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17 Marzo 2020 | Crescita

Elogio delle riviste aziendali (ai tempi del coronavirus)

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16 Marzo 2020 | Arte e Cultura