Smart life, quello che stiamo imparando “grazie” al virus - Centodieci

Smart life, quello che stiamo imparando “grazie” al virus

Stefano Gangli

Founder e direttore creativo di SignDesign, agenzia di strategie e creatività per la comunicazione. È esperto di comunicazione per le imprese. 15 anni di insegnamento allo IED, oltre 20 di attività sul campo....

Mai come oggi – inteso come questi giorni – c’è bisogno di intelligenza, quella capacità di capire e trattare ogni aspetto della vita come proficuo per sé e per gli altri. Mai come in questi giorni capiamo quanto è differente qualcosa di intelligente da cosa non lo è, perché avevamo sempre dato questa capacità per scontata e comune ad ogni persona, in diversa misura.
Ma sembra che questa convinzione non sia poi così ovvia.
Per capirlo sembra sia necessario vivere condizioni estreme come quelle che l’attuale situazione ci costringe. Siamo infatti portati a pensare a ogni gesto e ogni azione che compiamo, a trattare ogni minuto della giornata con una cura che prima abbiamo sempre trascurato. Abbiamo capito che l’intelligenza è quell’aspetto che fa diventare le cose differenti e, per definirlo con un concetto più innovativo, le fa diventare smart. Lo smart work ha assunto immediatamente il ruolo di sistema che consente di svolgere il proprio lavoro, la casa è diventata un hub di tecnologie che ci permettono di essere collegati gli uni agli altri. Essere connessi è la condizione necessaria per vivere questi lunghi giorni costretti in casa.

Fare la spesa da un’app non è più un vezzo anti-casalingo ma una risorsa che consente di contribuire a rispettare le regole di una quotidianità inaspettata. E solo oggi ci accorgiamo di quanti, tra aziende, professionisti, tecnici avanguardistici, hanno speso tempo ed energie a pensare a quelle soluzioni che, fino a qualche giorno fa, hanno fatto arricciare il naso alle persone meno smart, quelle più avanti con l’età (guarda caso le più vulnerabili ora). Fino a ieri ci hanno preoccupato i nuovi sistemi di localizzazione di persone e cose, abbiamo difeso con vigore la privacy perché non hai il diritto di seguirmi!, eppure quanto sarebbe utile ora inviare quella notifica a chi è fuori a fare jogging con su scritto ma è proprio necessario? Perché non torni a casa?. Per non parlare del limite dei pagamenti cash che ha fatto rivoltare tanti tradizionalisti del contante che questi giorni rappresenta un potente veicolo di contagio di questa brutto virus.

Ci sorprendiamo di chi non sa fare la spesa da casa in questo momento particolare, lo vediamo come qualcuno da aiutare mentre ieri ci attaccava con un stai uccidendo l’economia locale. E pensare che anche i più piccoli commercianti oggi si sono organizzati per consegnare merci a casa, ricevono ordini via smartphone per fare in modo che tutto sia più smart. Anche se non lo sanno ancora, stanno cambiando il loro futuro. Per non parlare della ricetta del medico che oggi ti arriva allegata a una email mentre fino a ieri si era costretti a file interminabili in ambulatorio. Ci voleva una pandemia!

Sta cambiando tutto. Dice bene chi afferma che stiamo imparando a fare diversamente le cose di tutti i giorni, che – in termini più corretti – diventa stiamo imparando tutti ad essere più smart. Dunque il lavoro è smart, la casa è smart, le azioni diventano smart, la vita si presenta come una vita più smart, più intelligente. Siamo collegati da dispositivi che ci consentono comunque una vita sociale, che permettono di divulgare notizie e che, soprattutto, pensano a come eseguire operazioni in maniera intelligente. Certe volte più di noi, che non riusciamo a capire che se ci arriva una notifica di rientrare dal jogging oggi è perché il nostro smartphone si è accorto che siamo dove non dovremmo essere quel momento, sa che quel luogo non è consigliato e ci suggerisce una cosa intelligente, più di noi. Non è un drone che ci segue con la telecamera a dircelo, guidato da un curioso guardone, ma è un dispositivo intelligente che ha imparato da noi.

Ma nessuno ce lo ha mai spiegato così: solo tecnologia, termini del futuro, cose che accadranno un ipotetico domani. Nel frattempo il Covid19 si diffonde molestato solo dalla capacità di ognuno di noi di rispettare la regola di stare a casa. Una casa che dopo questa brutta situazione diventerà sempre più intelligente, sempre più complice di una vita smart. Così come le auto, la bicicletta e tutti gli oggetti che usiamo quotidianamente.

Dunque gli oggetti saranno più intelligenti di noi? No, semplicemente utilizzeranno l’intelligenza in ogni situazione, perché senza quella non possono funzionare a differenza di noi che certe volte pensiamo che senza di essa possiamo procedere spediti comunque; un terribile cortocircuito asintomatico, diremmo oggi. Device che sono sempre più smart grazie ad una intelligenza che hanno appreso da quello che facciamo noi, dai dati che abbiamo fornito noi nel tempo, che essi incrociano al fine di trovare la combinazione più intelligente: quella che ci suggeriscono quando non freniamo con l’auto, quando perdiamo qualcosa di importante, quando dimentichiamo qualcosa acceso in casa, quando non valutiamo l’esperienza di altri cercando di non ripetere i loro errori, quando usciamo di casa in un giorno in cui il buon senso manca per l’incapacità di capire una stupida regola, comunque troppo difficile per la nostra intelligenza.

Stiamo imparando tutti a vivere una smart life, facciamo gli aperitivi in streaming, entriamo in aula rimanendo a casa, lavoriamo forse anche più di prima. E nel frattempo combattiamo vigorosamente il Covid19, oltre che riduciamo l’inquinamento, consumiamo meno l’auto e facciamo meno spese inutili. Forse saremo davvero diversi.

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