Creare forse significa sbagliare quel passo nella danza. Significa dare di traverso quel colpo di scalpello nella pietra.
(Antoine de Saint-Exupery)

In questo post ho cercato di rispondere a una serie di domande che quotidianamente mi pongo per provare a non restare fermo, per mantenere costante l’attenzione e l’allenamento al mondo che cambia. La cosa che più mi permette di accedere a questo stato di flessibilità e attenzione è la creatività, che sta alla base della mia attività quotidiana ma che in una maniera o nell’altra ritengo sia la chiave per chiunque desideri comprendere meglio se stesso e il mondo che lo circonda. Consiglio di allenarla attraverso la curiosità. Farsi domande e ricercare risposte è la magia che ci permetterà di comprendere il cambiamento e in qualche caso anche noi stessi.
Come possiamo allenarci alla creatività o stimolarla?
Innanzitutto la creatività è collegata alla volontà e sappiamo bene che l’allenamento fortifica i muscoli. La volontà è il primissimo muscolo da allenare e ci vuole costanza quotidiana per vedere dei risultati e dei miglioramenti. Più ci alleniamo più iniziamo a pensare in maniera creativa e a generare nuove idee. Questa sinceramente è un’attività che consiglio a chiunque e non solo a chi desidera creare. Un circuito chimico nel nostro sistema cerebrale riconosce quando stiamo imparando. Per esempio, ora mi sto divertendo moltissimo a scrivere questa parte e il cervello sta rilasciando dopamina ed io mi sento sempre meglio. Questo significa avere entusiasmo ed è fondamentale innescare questo meccanismo della nostra mente in maniera costante per non salire e scendere. Essere costante permette di accedere a risorse che nemmeno sapevamo di avere, come accade ora.
Mi sono chiesto: perché il mio cervello mi restituisce la soluzione quando smetto di pensare alla soluzione?
Se ci concentriamo troppo su un punto perdiamo di vista tutto il resto e il cervello concentrato viene limitato. Mentre guido e vedo il cane fare la pipì il mio cervello sta vagando e sta ricercando la soluzione su un panorama molto più vasto, perciò il risultato a mia opinione viene concentrando e liberando, una sorta di bastone e carota, un’alternanza che permette di sfruttare al meglio i potenziali, libertà e concentrazione.

Il cambiamento è una condizione essenziale dell’esistenza.
Lucio Fontana

Quanto conta l’ambiente in cui si è immersi?
Personalmente ho scelto di vivere in luoghi molto differenti, immerso in culture ed abitudini diverse dalle mie, questo mi ha dato nel tempo un grande vantaggio, quello dell’adattabilità. Il senso di adattamento a un nuovo ambiente stimola molto il pensiero creativo, perché il cervello deve misurarsi a vivere in un paese completamente diverso, a fare nuove esperienze e vedere le cose da una prospettiva diversa, dovendo accettare modi di vivere diversi, questo è provato scientificamente stimola la creatività, come l’incontro con gli sconosciuti.
Con l’avvento del professionismo estremo siamo rimasti incastrati nell’idea che tutto ciò che produciamo debba ad ogni costo produrre economia. Questo è un meccanismo perverso ha rallentato lo sviluppo (in Italia) di nuove idee, di nuovi paradigmi, di nuova economia, di nuova creatività perché semplicemente se devi campare con ciò che fai non puoi più permetterti di sperimentare e senza sperimentazione o ricerca non esiste novità. Dobbiamo uscire dalla nostra area comoda, metterci in discussione, portare avanti più progetti diversi contemporaneamente per avere ciò che ci permette di vivere e nello stesso momento ciò che ci permette di sperimentare. È fondamentale pertanto generare un’economia anche minima per poter sostenere la nostra curiosità, la nostra personale ricerca.

Il peggior nemico della creatività è la mancanza di fiducia in se stessi.
(Sylvia Plath)

Ogni volta è come se fosse la prima volta. Quando inizio un nuovo lavoro sono sommerso da dubbi, eccitazione, coraggio, paura di non esserne all’altezza, ma sono fiducioso e questo mi mantiene con i piedi ancorati e mi costringe ad una attenzione molto elevata, che permette nonostante il livello raggiunto di mantenere uno standard, senza dare per certo il risultato finale. Ripartire permette la novità, la disponibilità, l’apertura a ricevere consigli ed essere inclusivi. Quasi tutte le idee innovative sono frutto di un lavoro di gruppo. Il singolo individuo può contribuire ad una parte ma non può realizzare tutto. Per contribuire dobbiamo essere capaci di dare e di prendere, questo gesto ci tiene sotto costante allenamento, permettendoci di andare oltre il nostro ego che reclama riconoscimento ed accettare quello che siamo nella maniera più naturale possibile. Mi piace pensare alla vita come ad una palestra enorme nella quale ci alleniamo senza sosta alla conoscenza, alla sperimentazione, credo che molto spesso sia davvero il percorso a dare la gioia e non il risultato in se stesso. Quasi sempre il risultato è una conferma di un percorso a volte lungo e tortuoso che siamo costretti a realizzare, non ho mai creduto alle scorciatoie, piuttosto credo nel lavoro di ricerca che a volte viene accelerato da un colpo di fortuna. La fortuna si dice aiuti gli audaci e coloro che lo sono casualmente sono i più curiosi e soprattutto fiduciosi.