«Cos’è la narrativa se non una specie di sogno volontario?»
Jonathan Frenzen

Ogni cosa che facciamo è collegata ad una narrazione. Ogni narrazione è un’immagine che abbiamo nella nostra mente. Narrare significa fondamentalmente far conoscere, raccontare. I racconti sono alimentati dalle storie che nascono dalla nostra fantasia a confronto con le esperienze che viviamo nelle nostre 24 ore, giorno e notte, sogni ad occhi aperti o chiusi, inclusi.

Le storie sono estremamente importanti per una ragione che è collegata proprio ai sogni. Tutte le notti della nostra vita, che ci ricordiamo o meno al mattino, sogniamo vagando in un’altra dimensione della realtà.

Proviamo sentimenti intensi di paura, di gioia, di dolore, di piacere, commettiamo atrocità o addirittura le subiamo, possiamo volare o cadere da un precipizio, qualche volta morire.

Il sogno è simulazione della realtà, una pratica per esercitarsi ai problemi della vita

Il coinvolgimento non è solo da spettatore ma da protagonista e così ci risvegliamo spaventati, sudati, o felici e soddisfatti, ansiosi con il cuore che batte forte o il respiro affannato.
Nasce spontaneo pensare che il sogno sia una sorta di simulazione della realtà, una specie di prova generale per poter affrontare le sfide della vita quotidiana, una pratica con la quale gli esseri umani si esercitano sui problemi della vita. Mi viene alla mente un’idea che ho ascoltato qualche tempo fa che parlava della capacità tutta umana di prefigurare. Prefigurare significa rappresentare qualche cosa che esisterà in futuro, attraverso delle immagini simboliche, anticipando, precorrendo, prevedendo qualche cosa che desideriamo realizzare, appunto simulare una realtà desiderata.

Le storie ci rendono umani, ci permettono di comunicare, di creare relazioni attraverso il linguaggio e generare momenti di condivisione, di cultura, di intimità, di realizzare desideri e pertanto essere felici oppure insoddisfatti, superando brillantemente le prove che la vita ci mette di fronte oppure arrancando.

Le storie ci obbligano ad uno sforzo immaginativo ma anche quello di predisporci all’ascolto, di sospendere il giudizio, di ricercare una purezza d’animo e soprattutto ci permettono di veicolare attraverso simboli i nostri valori che sono il fondamento della società e così scoprire i nostri reali potenziali.

Rilassati e scrivi la tua storia

Il mio consiglio quindi è di raccontare la propria storia e di farlo considerando alcuni elementi:

  1. Utilizzare carta e penna. Il gesto di scrivere attiva aree cerebrali che altrimenti non si attiverebbero, stimolando la creatività.
  2. Scrivere appena svegli al mattino di getto senza fare correzioni.
  3. Non giudicare il materiale che ne esce ma leggerlo con distacco.
  4. Avere chiaro da dove vogliamo partire con il racconto.
  5. Conoscere lo svolgimento e gli snodi principali.
  6. Tenere a mente che abbiamo una destinazione finale, la fine del nostro racconto.
  7. Provare gioia nel rileggere la propria vita alla luce degli eventi che l’hanno formata.
  8. Essere costanti nell’esercizio e aggiornare le proprie idee e convinzioni.

Ricordate i genitori o i nonni quando ci raccontavano una fiaba prima di addormentarci?

Quelle fiabe ci hanno formato, quelle storie hanno impiantato pilastri dentro di noi e ci hanno guidato ogni giorno. Ora sta ad ognuno di noi raccontare la propria, quella più bella e significativa, anche se fosse la storia di una sola giornata, come suggerisce il grande narratore Jonathan Frenzen.