Inizio con un’autodichiarazione di ignoranza: la parola assertività è una parola che non ho mai usato nella vita e che scopro e approfondisco, in questi giorni, mentre preparo e scrivo questo articolo. Qualcuno ha detto che se non nomini una cosa quella cosa è come se non esistesse. Se fosse vero questo concetto mi chiedo come ho fatto a vivere fino a quasi quarantacinque anni senza usare la parola assertività e tutto le sue declinazioni, una parola e un concetto che trovo indispensabile per vivere un esistenza vitale in tutti i campi della vita, professionale, sentimentale e pubblica.
Per giustificare parzialmente la mia ignoranza dobbiamo subito dire che la parola assertività è relativamente giovane, Goethe e Dante (e probabilmente anche Italo Calvino e Borges, che sono i miei scrittori preferiti) non l’hanno mai usata, infatti questa parola e il conseguente approccio alla vita è stato delineato per la prima volta solo nell’immediato secondo dopo guerra, per poi diventare popolare solo a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. E dunque, come un bambino che scopre un gioco nuovo, qui, con voi, andrò a scoprire questa parola e a commentare e sottolineare la sua straordinaria potenza.
La parola assertività deriva dal latino “asserere” che significa “asserire”, o asserzione (o anche affermazione di sé), questa parola riferisce a una caratteristica del comportamento umano che consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l’interlocutore.
Banalizzando il comportamento umano, facendo finta che non esistano centomila sfumature di personalità e diecimila eccezioni e casi particolari, proviamo a dire che fondamentalmente esistono due atteggiamenti nell’approccio alla vita e all’altro:

  1. L’approccio aggressivo: è tipico delle personalità egocentriche e arroganti. Tipicamente chi ha questo approccio, nelle discussioni non sente ragioni, vuole avere il comando e il pieno controllo della situazione e tende sempre a sopraffare gli altri, calpestandoli con la propria apparente superiorità.
  2. L’approccio passivo: la personalità passiva è debole e tende a farsi sottomettere. Tipicamente chi ha questo approccio, nelle discussioni, non riesce ad esprimerle proprie idee con fermezza, perché teme il giudizio altrui. Spesso, piuttosto che esporsi, preferisce rimanere in silenzio e subire gli eventi.

Tra queste due posizioni inquietanti, ci si infila (per fortuna) una terza posizione. Attenzione però, quello che mi sembra di poter dire è che più che una posizione mediana, che non convincerebbe, l’assertività è come se mescolasse e amalgamasse in modo virtuoso le due posizioni contrapposte, una specie di Yin e Yang del comportamento. Infatti, l’assertività prende in prestito dal primo atteggiamento la sicurezza delle proprie opinioni e la volontà di governare la propria esistenza (l’autodeterminazione è fondamentale come scrissi in un articolo qui su Centodieci) ma, allo stesso tempo, veicolando un po’ di fragilità e di insicurezza, tipiche della seconda posizione, porta il soggetto assertivo a tendere la mano all’altro, a mettere in discussione le proprie idee e, nel caso, a ricombinarle con quelle degli altri, arricchendole continuamente.
Chi è assertivo non è aggressivo, pur volendo essere protagonista della sua vita e del suo destino, non ha bisogno di far cambiare le idee agli altri, gode nell’incontrare visioni diverse del mondo, perché queste visioni rafforzano e/o arricchiscono il proprio universo di idee.
Chi, nello sport, cerca, rispetta e si esalta quando gioca con l’avversario più forte, crescendo e stimolando la propria performance; chi, nel mercato, cerca, rispetta e gareggia legalmente con i propri competitor per superarli, per vendere più di loro e per migliorare i propri prodotti e i servizi; chi, da professionista, gode nel lavorare con il collega più bravo e apprezzato, per imparare e discutere con lui del proprio lavoro e delle proprie competenze, ecco, chi fa tutto questo è un assertivo. E le persone dotate di questa attitudine, di solito, oltre a vivere una vita gratificante e ricca, migliorano anche il mondo che li circonda. Ecco perché sono felice di aver scoperto questa parola, di iniziare a usarla e di averla come riferimento per una nuova visione del mondo.