Chi è Jasmine Harrison?

“Il mio lockdown è stato un po’ diverso da quello di molti miei connazionali”. Esordisce così Jasmine Harrison, la ventunenne inglese già entrata nella storia come la ragazza più giovane al mondo ad aver attraversato l’Oceano Atlantico in barca a remi in solitaria.

Jasmine ha una storia particolare perché al contrario di quanto si possa pensare, non è una velista, non viene da una famiglia di naviganti, è una semplice ragazza nata nel 2000 a Thirsk, North Yorkshire nel Regno Unito. Era un’insegnante di nuoto durante il giorno e lavorava in un bar la sera. A 18 anni, dopo aver lasciato la scuola, si è trasferita per tre mesi nell’isola di Grenada ai Caraibi per insegnare nuoto.

“Mentre ero sull’isola, l’uragano Maria colpì i Caraibi. Cercai di contribuire alle missioni di soccorso nella repubblica Dominicana organizzate da una scuola di vela dell’isola che metteva a disposizione le imbarcazioni. Poi per problemi burocratici, non sono riuscita a partire”. Jasmine ha deciso quindi di prendere lezioni di canottaggio. È stata un’allieva molto precoce, ha sempre adorato il mare e dopo poco tempo ha provato la sua “piccola” traversata di 1500 miglia da Trinidad a Puerto Rico. Nel 2018 l’illuminazione. “Ero ad Antigua nel 2018 e vidi arrivare alcune barche della Talisker Whiskey Atlantic Challenge, una gara di canottaggio oceanica. In quel momento ho pensato, devo provarci!”

L’idea di compiere una traversata oceanica l’elettrizzava e la preoccupava allo stesso tempo. “La mia famiglia mi ha sempre supportata anche se ha sperato fino all’ultimo che non intendessi compiere la traversata da sola” (sorride, n.d.r.).

La preparazione

Nel 2019 la Harrison inizia a preparare la traversata che avrebbe cambiato la sua vita. Il Covid non l’ha certa aiutata perché la consegna dell’imbarcazione è stata ritardata a luglio del 2020 ma la preparazione fisica è durata ben diciotto mesi. Tutti i giorni doveva effettuare esercizi molti duri sia per la parte superiore del corpo, le braccia in modo particolare, ma anche le gambe per la spinta. Sollevamenti, squat, vogatore. “Oltre alla componente fisica per compiere una traversata oceanica ho dovuto seguire dei corsi di sopravvivenza in mare, navigazione, pronto soccorso, riparazione radio”. Jasmine si è immersa a capo fitto in questa sfida, ha effettuato delle simulazioni con la sua barca ormeggiata ad Hartepool nel Regno Unito, stando a bordo per centoventi ore di seguito.

Il 12 dicembre del 2020 la giovane ragazza inglese è partita a bordo della sua imbarcazione a remi lunga 6 mt da La Gomera (Canarie) alla volta di Antigua dove è arrivata il 20 febbraio 2021 remando per 4828 km. Un viaggio durato 70 giorni, 3 ore e 48 minuti che le ha consentito di battere il record precedente di Katie Spotz, 22 anni, che dal 2010 deteneva il record della donna più giovane ad aver compiuto la traversata oceanica.

“Non ho fatto tutto questo per battere Katie, ho colto questa opportunità anagrafica per attirare sponsor e per cercare di concretizzare la mia sfida”.

La vita a bordo

Oltre due mesi trascorsi a bordo di un’imbarcazione in solitaria dove le giornate erano molto lunghe. “A volte remavo anche per quattordici ore consecutive, spesso remavo di notte e mi riposavo di giorno. Non dormivo più di due ore consecutive perché mi dovevo svegliare per verificare la rotta”.

Con il satellitare ogni tanto chiamava i suoi amici, “non ho usato social media ed ero disconnessa dal mondo, non sapevo cosa succedeva, per me ogni giorno era uguale”.

Non è stata proprio una passeggiata e non sono mancati i momenti di vera paura. “Una notte stavo dormendo ed ho sentito come un tuono”. Era in corso una tempesta tremenda ed un’onda gigantesca aveva capovolto la sua imbarcazione. Nella concitazione del momento ruppe accidentalmente il vetro di sicurezza procurandosi una ferita al gomito. Dovette uscire rapidamente dalla minuscola cabina per fasciarsi il braccio. “Per fortuna la barca non aveva subito danni ed ho potuto riprendere il viaggio”.

Oltre al brutto tempo, per quasi due settimane ha avuto il vento contro e nonostante remasse per diciotto ore al giorno, ogni volta che si fermava per riposarsi, veniva riportata indietro di diverse miglia. “Era davvero frustrante” ricorda la Harrison.

Essendo la barca molto piccola anche il cibo doveva essere stoccato accuratamente. I pasti erano programmati, porridge, barrette di cereali, cioccolato, burro di arachidi, dolci, biscotti, frullati proteici, “sei sempre sotto pressione quindi anche trovare il tempo per un pasto tranquillo era inusuale”. Il cibo era programmato per garantire un apporto calorico di 4500 kcal al giorno per gli ottantacinque giorni.

Non sono mancati i momenti magici durante la traversata come fermarsi per nuotare insieme a branchi di delfini, vedere balene e marlin o semplicemente guardare il cielo stellato la notte in mezzo all’Oceano, erano quelli i momenti di svago.

Con i soldi raccolti grazie alla sua impresa, ha sostenuto la Blue Marine Foundation che si occupa della salvaguardia marina.

Jasmine Harrison non ha progetti futuri, non sa se questa sarà solo l’inizio di tante sfide oppure una fantastica parentesi della sua vita. Avrà tempo per scoprirlo.