Cos’è la felicità? In questo articolo andiamo a esplorare una serie di aspetti relativi al tema della felicità. Partiamo dal cercare di definire innanzitutto questa parola facendo riferimento al dizionario Treccani: “Stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato”. Si tratta di un’emozione, tra le altre che proviamo nella vita, che ci porta a vivere uno stato di gioia e appagamento. Essendo un’emozione tra tante, non c’è nessun motivo per cui dovrebbe essere quella preponderante rispetto alle altre. E con questa puntualizzazione andiamo a scardinare un primo aspetto su cui a volte ci si incaglia: l’illusione di poter avere una vita felice sempre

Perché è importante l’infelicità? 

Partiamo proprio dal dare una certa dignità ai momenti in cui non siamo felici. A volte rischiamo di vederli in modo semplicemente negativo, in realtà provare emozioni come la rabbia, la tristezza o il disgusto è essenziale nella vita. Questo perché tali emozioni ci proteggono da eventuali pericoli o problemi. Pensiamo alla paura: non provarla di fronte ad un pericolo ci porterebbe a commettere azioni potenzialmente danneggianti. 

Quindi per cambiare prospettiva sulla felicità e riuscire ad avvicinarci un po’ di più a quella che per noi è una vita appagante, accogliere le emozioni che solitamente classifichiamo come negative, è il primo passo. 

Il problema della ricerca della felicità 

Nel 2010 Ross Harris scrisse “La trappola della felicità”, un libro piccolo ma profondo sull’illusione che cercare lo stato di felicità nella vita possa portare davvero ad un appagamento. Il punto centrale che l’autore esplora è proprio che cercare di essere felici in realtà aumenta lo stato di frustrazione e infelicità data dal fatto che la felicità è un’emozione e in quanto tale temporanea. Quindi cercare di essere sempre felici necessariamente ci rende insoddisfatti perché ci sono momenti in cui non lo saremo e faticheremo ad accettarli. Le emozioni infatti, felicità inclusa, sono stati temporanei. Arrivano e dopo poco se ne vanno. 

Quindi, la felicità esiste, ma è uno stato transitorio così come la tristezza e la paura. Se arriva, dopo poco se ne andrà. E non è colpa di noi stessi o di chi abbiamo intorno.

Le fonti di sofferenza 

Esploriamo quelle che possono essere le fonti della nostra insoddisfazione. In questo il Buddismo ci offre degli spunti utili. La prima delle Quattro Nobili Verità in questa dottrina recita “La vita è sofferenza”. E questo perché non si può sfuggire ad una serie di circostanze come la morte o la malattia per esempio. Inoltre la sofferenza legata ad un accadimento è spesso legata alla non accettazione dello stesso. Un concetto base del Buddismo è l’impermanenza delle cose e quindi anche della felicità: accettare la temporaneità della felicità è difficile, ma utile per una vita più gratificante. 

Quindi bramare qualcosa è fonte di sofferenza. Allo stesso anche non volere qualcosa che c’è è fonte di sofferenza. L’infelicità è non ottenere ciò che vogliamo: voler essere in montagna quando siamo in città, non volere il caldo quando siamo in estate eccetera. Felicità e infelicità dipendono molto da quanto si ottiene ciò che si vuole.

Come cambiare prospettiva sulla felicità 

Quindi che fare? In questo articolo vogliamo offrire un cambio di prospettiva. Che non significa rassegnarsi all’infelicità, ma piuttosto osservare e vivere il fenomeno della felicità in modo più soddisfacente di quanto non ci venga da fare nell’immediato. 

La prospettiva che ti propongo qui, e che deriva da una serie di studi sul tema della felicità e di spunti delle discipline orientali, è vedere la felicità come uno dei tanti stati temporanei e quindi accettare che la sofferenza sia parte della vita. Inoltre ti propongo di puntare ad una vita significativa, più che felice. E per essere significativa sarà composta anche da emozioni quali paura e tristezza. 

Quindi nell’arco della tua quotidianità prova, soprattutto nei momenti di maggior sofferenza, ad accettarli sapendo che anch’essi, come i momenti più entusiasmanti, sono passeggeri per natura.