I prodotti attuali, pur essendo molto più raffinati e tecnologici di quelli del passato, hanno un ciclo di vita breve e spesso il loro aggiornamento e la loro riparazione sono sconvenienti, il più delle volte perché il costo della mano d’opera specializzata rende più conveniente l’acquisto di un nuovo prodotto.
Questo è inaccettabile per una civiltà davvero progredita e moderna, e il nostro pianeta non merita e non tollera più un approccio così poco lungimirante e irrispettoso. In diversi settori, però, un modello nuovo si sta imponendo, cosa che sembra piacere ai consumatori più attenti. Il tempo del consumo irresponsabile, dell’usa e getta e degli sprechi sta per finire, soppiantato da un’epoca in cui si dovrà fare i conti in modo più serio, con quella che ci ostiniamo a definire crisi.

Non sarebbe bello ad esempio acquistare uno smartphone le cui parti e funzionalità principali fossero intercambiabili, in base alle esigenze del suo utilizzatore e del budget? Un telefono che all’atto dell’acquisto fosse molto economico ma che nel tempo possa essere dotato di parti più performanti, come una nuova telecamera con una migliore risoluzione, un processore più potente o una memoria più capiente. Componenti che si possano poi facilmente sostituire in caso di guasto.

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Project Ara, lo smartphone di Google modulare

A questo progetto stanno lavorando Phonebloks e Project Ara, una divisione di Google che crede molto nelle opportunità legate alla produzione di dispositivi modulari e a un futuro in cui, sempre più, i singoli progetti potranno essere sviluppati a più mani, con sviluppatori che proporranno app e software, e aziende o artigiani che progetteranno e produrranno moduli con differenti funzionalità e scopi.

Si sta lavorando sulla modularità e su progetti aperti anche in altri settori. Uno tra tutti quello delle auto, con alcuni prototipi già quasi pronti per la commercializzazione. Come Tabby, la city car ibrida dell’azienda italo cinese OSV (Open Source Vehicle), estremamente versatile, che arriva in kit e si monta in 40 minuti.
Alla base del progetto Tabby c’è un pianale universale a due o quattro posti, sul quale chiunque potrà realizzare la sua macchina su misura aggiungendo moduli, parti e accessori. Quando si scrive “chiunque”, in questa nuova realtà pronta per il debutto, s’intende un gran numero di figure professionali che presto si andranno a integrare ai soggetti attuali.

 Tabby, la city car ibrida che si monta in 40 minuti con accessori su misura

In futuro anche il lavoro sarà modulare e il ruolo delle aziende sarà sempre più quello di rappresentare un polo di attrazione e di aggregazione per progettisti, maker, piccole aziende, studenti, designer, appassionati e chissà quali altre figure – compreso l’utente finale – che interverranno a più riprese e in modo assolutamente indipendente, ma tuttavia sinergico.
In una realtà fatta di progetti aperti, di stampanti 3D, di piattaforme in grado di sfruttare le informazioni, la condivisione e la collaborazione della rete, le aziende saranno sempre più dei brand in grado di aggregare gente attorno a un’idea, che sarà poi declinata ed erogata sotto forma di prodotti e servizi dell’azienda stessa o di terze parti, che si completeranno e si integreranno tra loro.

Ma il successo della modularità porterà con sé altri aspetti positivi. Avremo un livello di standardizzazione mai conosciuto prima, che renderà molti moduli e molti concept utilizzabili anche in ambiti diversi rispetto a quelli per i quali erano stati originariamente progettati. Oggi invece la maggior parte delle aziende produce pezzi che non sono compatibili con gli analoghi costruiti dai competitor, circostanza che aumenta di sicuro il consumo e di conseguenza lo spreco, i costi, la produzione di rifiuti e l’inquinamento.

In una realtà fatta di progetti aperti le aziende saranno sempre più dei brand in grado di aggregare gente attorno a un’idea, che sarà poi declinata in prodotti e servizi

Una civiltà industrializzata, tecnologica, sostenibile e moderna, sarà invece possibile e vincente quando le aziende e tutta la filiera dei loro referenti, fino agli utilizzatori finali di prodotti e servizi, opereranno sinergicamente per produrre e consumare in modo sostenibile, allungando il ciclo di vita dei prodotti grazie alla loro modularità e rendendone il riciclo o lo smaltimento sempre meno impattante.

Scalabile è bello. Pensiamoci: è proprio l’idea della scalabilità e della modularità il plus che manca alla maggior parte dei prodotti che oggi utilizziamo. Si tratta di un parametro che finora è stato considerato preminentemente in ambito progettuale, oppure in sede di business plan. Sarebbe invece opportuno declinarlo su un’ottica di visione, su una concezione filosofica del business e dell’imprenditoria.
Se sapremo farlo, in futuro avremo progetti molto più articolati e oggetti molto più complessi. Saranno l’uno diverso dall’altro, avverando quel desiderio di personalizzazione estrema che rappresenta già oggi una clamorosa leva di marketing e che spinge molte aziende verso strategie di “mass customization”; ma questo aspetto sarà determinato dalla loro natura modulare, non dalla proliferazione delle linee di produzione.

L’assortimento di gamma di molti prodotti sarà dunque molto più ampio di quello che è oggi, ma sarà determinato dalle infinite combinazioni dei moduli, non da un elevato numero di varianti predeterminate. Moduli sviluppati dal brand principale o dai suoi partner, o addirittura da terze parti.
Sarà un mondo molto più complesso? Sotto certi aspetti questo accadrà, ma a discapito di questa definizione ci troveremo di fronte a un mondo sempre più semplificato nella sua complessità. Sembra un paradosso, ma il successo planetario di aziende come IKEA ci ha già insegnato a diffidare da chi ci descrive l’uomo moderno come pigro e incapace ormai anche soltanto di assemblare qualcosa.
La palude della crisi sarà superata soltanto quando le logiche di produzione, a partire dall’ideazione e dalla progettazione, lasceranno spazio ad una filiera molto più lunga e articolata di quella che oggi conosciamo.

Cosa avremo ottenuto? Maggiore partecipazione, contenimento dei costi, ottimizzazione dello sfruttamento delle materie prime, minori scarti, minori sprechi, maggiore soddisfazione e consapevolezza da parte del consumatore finale. Che nella maggior parte dei casi assemblerà da solo il prodotto che avrà acquistato e nel tempo lo manterrà sostituendo o aggiungendo parti, moduli e funzionalità.