In un mondo invaso dall’egoismo, in cui prevalgono competitività e sentimenti negativi, la solidarietà è un valore che sta scomparendo, a tal punto da farci chiedere: è auspicabile parlarne oggi?

Sembra che il concetto di solidarietà faccia parte di narrazioni passate e cancellate dalla post-modernità. Il clima asfissiante che la maggior parte delle volte intasa i rapporti sociali è dovuto al fatto che nasciamo, cresciamo e socializziamo, ma le persone con cui leghiamo molto spesso hanno il nostro stesso obiettivo e si dimostrano più competitive che amichevoli. Se la competitività per certi versi è positiva, per altri non lo è e genera un istinto di sopraffazione che non è naturale né sano. Ma la solidarietà non è applicabile solo nella vita di tutti i giorni, espressa nei piccoli gesti e nell’inclusione di chi ci è vicino. La solidarietà è un valore fondante della società, senza il quale non si può parlare ad esempio di democrazia. Solo attraverso la solidarietà, in quanto portatrice anche degli altri tre valori rivoluzionari prossimi – quello della fraternità, dell’uguaglianza e della libertà – siamo in grado di offrire una visione positiva del mondo, perché essere solidali aiuta a far parte di qualcosa, aiuta a non sentirci figli unici, ma ad agire pensando di avere tanti altri fratelli.

La solidarietà per vicinanza

Pensare in modo non individualistico e vivere adottando un principio volto a congiungere, a esigere un riconoscimento reciproco permette la costruzione di legami sociali e di capire la rilevanza del pluralismo. Non pensare di essere gli unici ad avere un particolare problema o a stare vivendo una determinata situazione -possa essere questa negativa o positiva- aiuta a sentirci meno protagonisti, meno soli, bisognosi di sostegno e volenterosi di darlo a chi come noi sta vivendo lo stesso.

Atti di solidarietà possono essere presenti ovunque: in casa, tra figli e genitori, tra gli amici e tra generazioni, tra i lavoratori autonomi, ma anche tra i dipendenti. Ad esempio un’azienda che vuole porre come cardine della sua filosofia la responsabilità sociale d’impresa, potrà devolvere una piccola percentuale della vendita di un prodotto a un ente benefico; coinvolgere i dipendenti sensibilizzandoli con eventi e raccolte fondi e permettere loro di donare parte del guadagno, direttamente dalla busta paga. Tutte le azioni benefiche sostenibili saranno tasselli importanti in un modello di business orientato in tal senso.

La solidarietà è una cosa che riguarda anche la vita di tutti i giorni e che ci viene insegnata fin da quando siamo piccoli: a chi non è capitato di sentirsi dire da un genitore di essere gentile con un amico? Sta tutto nella capacità di immedesimarci nell’altro. Quando qualcuno, ad esempio, ci racconta qualcosa di molto lontano dal nostro orizzonte di esperienze, il nostro impulso è quello di liquidare la questione in poco tempo. Proviamo, invece, ad usare l’empatia. Proviamo a metterci nei suoi panni.

La solidarietà in tempi difficili

Scardina barriere, demolisce la nuda logica del potere, costruisce legami. Il principio di solidarietà è l’antidoto a un realismo rassegnato che non lascia speranze e non lascia diritti” così sintetizza Stefano Rodotà – giurista, politico e accademico italiano scomparso nel 2017- nel suo libro Solidarietà, un’utopia necessaria (2014). Per Rodotà questo valore non si esaurisce nella sfera privata, ma guida l’azione politica. La solidarietà diventa quindi un criterio di valutazione dei comportamenti e un riferimento giuridico obbligante.

Con il passare degli anni si è finito per confondere la solidarietà con la beneficenza e l’assistenzialismo. Questa, invece, è «un movimento che mantiene l’orizzonte aperto oltre le miserie del presente» ha risposto Rodotà in un’intervista rilasciata a Il Manifesto nel dicembre 2014. «Bisogna amare lo straniero, non il prossimo. Amare lo straniero è il punto chiave della solidarietà. Le solidarietà per vicinanza, per appartenenza, sono facili. La solidarietà dev’essere praticata in tempi difficili» affermava il giurista. Non può non essere citato il caso eccezionale di Pietro Bartolo, il medico che da anni è in prima linea nell’emergenza migranti e che ha scritto, insieme alla giornalista Lidia Tilotta, Lacrime di Sale, un libro che aiuta tutti a comprendere veramente la drammatica emergenza umanitaria che bussa alle porte dell’Europa. Bisogna sempre ricordarsi che c’è chi dedica tutta la vita agli altri e che essere ben informati su cosa succede nel mondo aiuta a vivere una vita più consapevole, ad apprezzare le proprie fortune e ad essere più generosi.

I problemi sono grandi o piccoli a seconda delle prospettive dalle quali li guardiamo, cercare di non ingrandire i propri e di prendere sul serio quelli degli altri è il primo passo da fare per la nostra crescita personale.