La ricerca del lavoro continua ad essere un tema caldo soprattutto perché il termine lavoro assume ogni giorno significati sempre più trasversali. Non parliamo poi del momento in cui viviamo che, oltre alla tipologia di lavoro, vede anche le sue modalità di svolgimento assumere caratteristiche nuova ed inaspettate con una rapidità innegabile. Lo smart working è uno dei temi principali in questo scenario di cambiamento. Passi per chi lavora da tempo in una determinata azienda, ma cosa succede a chi comincia oggi a lavorare per una realtà che adotto lo smart working? Iniziare cioè una nuova avventura professionale (magari la prima) senza mai aver vissuto la tradizionale modalità di svolgimento del lavoro in azienda. Non parliamo poi di chi decide oggi intraprendere la via imprenditoriale. Come si organizza una nuova azienda nel tempo dello smart working? Insomma, a quanto pare il mondo del lavoro ancora una volta vive una situazione complicata. Come porsi dunque?

Gli attori sono sempre gli stessi tre: chi lavora per qualcuno, chi crea lavoro per qualcuno e il mercato. Quest’ultimo gioca sempre il suo ruolo indipendente: va, crea richiesta alla quale qualcuno è chiamato a rispondere e richiede professioni specifiche. Gli altri due protagonisti sono invece quelli che dovrebbero viverlo interpretandolo. Ma c’è qualcosa che non va, nonostante il mercato stia vivendo un presente di dinamicità e velocità estreme con un adattamento alle condizioni socio-economiche globali in continuo cambiamento. Chi cerca lavoro infatti è alla continua ricerca di situazioni che lo stimolino e chi crea lavoro per gli altri vorrebbe un mercato che acccetti le sue risposte.

Stimolo, la parola chiave che sembra risolvere le aspettative di entrambi i profili citati. Una parola che ha un significato tanto chiaro ma che sembra essere scontato e per questo sfuggire ai più. Lo stimolo è qualcosa che arriva e, allo stesso tempo, qualcosa che parte. Eppure, del secondo significato non se ne trova traccia. Cerco un lavoro che mi stimoli, si sente dire molte volte in un colloquio di lavoro, l’azienda dove lavoro non mi stimola. Per non parlare del il mercato non offre stimoli e così via.

Sempre uno stimolo che deve arrivare e mai partire. Eppure non è difficile capirlo, e lo sanno bene le aziende sane che operano sul mercato: quelle capaci di innovazione, di adattamento, di trasformazione della propria offerta secondo le richieste del mercato. Ma il paradosso incombe sempre e sono proprio queste stesse realtà che, alle richieste di lavoro,  si trovano di fronte candidati che cercano stimolo e che perdono la loro occasione buona perché non capiscono che prima di tutto bisogna presentarsi proponendo stimoli. Sembra una leggenda metropolitana, ma nessuno mai si prepara ad un colloquio di lavoro per poter arrivare con una breve sintesi di quello che ha studiato circa quella realtà e di una proposta conseguente. Piuttosto il classico, noioso curriculum che elenca quello che si è fatto fino a quel punto, senza elencare i valori aggiunti che – in questo o quel caso – il candidato ha procurato alla realtà per la quale lavorava. Io non sono venuto a cercare stimoli ma a provare a portarne di proficui: che frase vincente che sarebbe!

E poi ci sono le aziende, tra queste le startup. La nuova modalità di fare impresa in un mercato che ovunque veniva presentato come quello della gloriosa Silicon Valley. Ovunque nel mondo bastavano delle idee innovative per fare un’impresa. Ma che fine hanno fatto la maggior parte di queste startup? Hanno terminato i fondi ricevuti? Sono terminate le idee? O forse il mercato di quelle idee non ne aveva bisogno?

Con le startup il mercato doveva sentirsi stimolato, si sarebbe dovuta creare una richiesta alla quale quelle aziende rispondevano con l’offerta che avevano studiato secondo le necessità di un dato pubblico. Eppure in troppi casi non è stato così proprio perché le stesse startup hanno aspettato uno stimolo a svilupparsi e diventare vere e proprie imprese che dal mercato non è arrivato. L’aspettativa di queste startup è andata in senso contrario: aspettarsi uno stimolo dal mercato anziché proporlo. Lo dimostrano proprio quelle che ce l’hanno fatta: hanno avuto un’intuizione, studiato il mercato (soprattutto le sue previsioni) e deciso di stimolarlo proprio per accelerare e amplificare queste previsioni che altro non sono se non la richiesta del mercato stesso.

Che lo vogliamo o no lì fuori c’è un mercato che non smetterà mai di esserci. Cambierà, sarà più a favore di un dato settore piuttosto che di un altro, tornerà sui suoi passi, vivrà di tendenze, vizi e necessità delle persone, ma non potrà mai smettere di esserci. Non valgono le prese di posizione che vogliono sostenere a tutti i costi il mercato di prossimità, la qualità artigianale al posto del controllo numerico o il made in Italy migliore di qualsiasi altro made in. Questi sono aspetti differenti che qui non trovano posto perché qui vale la capacità di interpretazione del mercato che ognuno di noi sarà capace di portare avanti.

Che tu stia cercando un lavoro per un posto che ti stimoli o che tu stia gestendo un’impresa alla ricerca di un mercato che ti stimoli, non ne uscirai se non diventi tu l’attore che propone quello stimolo.