Vino e presenza mentale potrebbero sembrare inconciliabili tra loro. E in una certa misura lo sono, infatti esagerare col vino porta ad un offuscamento mentale che toglie lucidità ai propri pensieri e percezioni. Ma è possibile unire questi due ambiti, degustare un vino e praticare mindfulness, basta farlo con criterio e in questo articolo vediamo che significa. 

Cos’è la Mindfulness 

I fondamenti di quella che oggi chiamiamo mindfulness sono stati insegnati direttamente dal Buddha circa 2500 anni fa. Ma la sua diffusione nella cultura occidentale si deve a Jon Kabat-Zinn, biologo e professore alla School of Medicine dell’Università del Massachussets. Jon Kabat-Zinn, considerato il padre della mindfulness in ambito scientifico, entra al MIT di Boston nel 1971 ed è proprio in questo periodo che inizia a dedicarsi allo yoga e alla meditazione zen anche grazie a maestri come Thich Nhat Hanh.

Mindfulness significa consapevolezza, di ciò che si fa e si percepisce attraverso i propri sensi. Spesso si pensa che praticare Mindfulness significhi “non fare nulla”, invece è proprio prestare la massima possibile attenzione a ciò che si sente. Quindi richiede un livello di concentrazione notevole. 

Si tratta di una forma di meditazione che si concentra sul vissuto del momento presente in modo non giudicante. In particolare la mindfulness invita ad osservare con curiosità la propria esperienza, con atteggiamento aperto e curioso. Questa elevata attenzione alle proprie percezioni si sposa ovviamente con l’attivazione dei propri sensi e da qui il collegamento con l’esperienza di degustazione. 

La winefulness: come si uniscono mindfulness e vino?  

Winefulness è un neologismo che unisce wine e mindfulness. Un’esperienza di winefulness non è semplicemente un semplice sorseggiare del vino con gusto. Degustare il vino significa analizzarne le proprietà attraverso i propri sensi per valutarne la qualità. E quindi vuol dire imparare a conoscerlo riconoscendone  i profumi e i sapori. 

“Si tratta piuttosto di una meditazione guidata alla scoperta del vino in cui le persone vengono portate a percepire al massimo il flusso di stimoli sensoriali attivati dal calice che hanno di fronte a loro. In questo percorso si attivano più sensi. Prima di tutto la vista, poi l’olfatto e infine il gusto che con pazienza e approfondimento diventano canali di attivazione di ricordi, fantasie e desideri.” Dice Christian Riva WSET Diploma e fondatore di Wine Social Club, community di appassionati di vino con cui organizza vari eventi.   

“Spesso siamo abituati a bere e non a degustare” continua Christian Riva “ma la differenza è sostanziale e paragonabile a quella tra le azioni di sentire e ascoltare. L’ascolto richiede di calarsi in uno stato di massima ricettività, di percezione profonda, interpretazione e comprensione.  In questo senso la winefullness ci permette di conoscere intimamente e quindi apprezzare a pieno il vino nella sua tridimensionalità e stratificazione espressiva, superando i pregiudizi della prima impressione.  Il tutto senza dimenticare che il vino è un piacere, e la consapevolezza è vivere il presente, sia esso un’emozione o un sorso, o entrambi”.     

Insomma è un modo coinvolgente di prendere confidenza con la risorsa più preziosa di cui disponiamo: la consapevolezza.

Quindi l’invito che lasciamo in questo articolo è: la prossima volta che volete gustarvi un calice di vino prendervi il tempo per concedervi un viaggio sensoriale ricco di sfumature e lento nel suo incedere in modo da acuire i vostri sensi e immergervi in piena consapevolezza nell’esperienza.