Il Great pacific garbage patch, un gigantesco cumulo di plastica e altra spazzatura galleggiante (grande quanto la Francia, addirittura quanto gli Stati Uniti, secondo alcune stime), è la prova più lampante di quanto sia insostenibile per il nostro Pianeta la quantità di rifiuti che produciamo. Per questo, da anni sia a livello istituzionale che a livello individuale, molte persone stanno cercando di combattere l’incontrollabile diffusione di spazzatura, seguendo sostanzialmente la regola delle tre R: ridurre, riusare, riciclare. 

Senza dover per forza pensare di raggiungere, dall’oggi al domani, lo zerowaste totale (che è impossibile, anche se ci sono persone che davvero vivono un anno producendo appena un barattolino di rifiuti), ci sono tanti semplici accorgimenti che ci permetterebbero di fare grandi passi in avanti. Secondo l’Ispra, oggi un italiano produce mediamente 500 chili di rifiuti all’anno: spazio per migliorare, insomma, ne abbiamo molto.

Spesa. La cosa migliore sarebbe trovare, nelle vicinanze di casa, un negozio alla spina, dove comprare sfusi tutti i prodotti secchi (il riso, i legumi, i cereali, la frutta secca). Non ce ne sono ancora molti ma iniziano a diffondersi: basta andare lì con i propri barattoli e farseli riempire con quello che più piace! Al supermercato, invece, dobbiamo evitare le confezioni monouso, la terribile frutta in plastica e in generale prediligere le confezioni di carta e vetro a quelle di plastica, perché più facilmente riciclabili. Una buona spesa di prodotti freschi ai banchi del mercato, portandosi le borse da casa, è tendenzialmente più zerowaste.

Igiene personale e della casa. Anche qui, viva lo sfuso, dal detersivo piatti a quello per la lavatrice, fino allo shampoo e al bagnoschiuma: basta comprare un contenitore (o riciclarne uno) e per molti utilizzi potremo usare lo stesso. Ottima alternativa sono anche i saponi solidi (si possono anche fare in casa). Per tutto il resto, cerchiamo di preferire i prodotti riutilizzabili: dai cotton fioc alle salviette struccanti lavabili, fino allo spazzolino in cui cambiare solo la testina, o a quello in bambù, che è biodegradabile.

Moda. Riempiamo sempre la nostra borraccia, un oggetto ormai cool oltre che ecologico, invece delle bottigliette di plastica. Nel vestiario, un settore molto impattante (a livello di emissioni e di rifiuti), cerchiamo di prediligere gli acquisti di seconda mano, e di non buttare i vestiti che non usiamo più se sono ancora in buono stato. Evitiamo il fast fashion e concentriamoci sulla moda sostenibile, di cui conosciamo la filiera. Questo, tra l’altro, è un consiglio che vale per i vestiti come per il cibo e tantissimi altri prodotti: proviamo a dare più attenzione al chilometro zero e ai piccoli produttori.