L’inflazione sale da mesi, toccando livelli record da oltre trent’anni, e l’economia digitale non poteva rimanerne indenne. Anche le applicazioni dell’App Store di Apple, infatti, aumenteranno di prezzo. I programmi che usiamo su iPhone, iPad, Mac, Apple Watch ed Apple Tv, laddove siano interamente a pagamento o prevedano acquisti interni – il grosso dei propri ricavi, molte seguono il modello cosiddetto “freemium”, arriva proprio da quei piccoli acquisti in-app – costeranno dunque di più. Vediamo come e perché.

Aumenti dal 5 ottobre

Cupertino ha annunciato l’aumento dal 5 ottobre. Aumento che non riguarderà gli abbonamenti già sottoscritti, che rimarranno ovviamente bloccati fino al successivo rinnovo. Il listino è salato: il prezzo minimo delle applicazioni passerà da 0,99 centesimi di euro a 1,19 euro. Quello delle app da 9,99 a 11,99 e il prezzo massimo salirà da 999 a 1199,99, soglie a cui praticamente nessuna app arriva, ma teoricamente consentite da Apple. Questo perché i prezzi delle app, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono decisi in modo arbitrario dagli sviluppatori: a ciascuna app viene invece assegnata una fascia tra le 87 disponibili a seconda di una serie di elementi. Gli sviluppatori decidono le fasce e dunque solo indirettamente il prezzo.

Le app potranno in realtà scegliere di bloccare il prezzo scalando una o due di queste “fasce” per assorbire l’aumento. Operazione che non sarà però possibile per gli “scalini” più bassi: le app che costavano 0,99, 1,99, 2,99 e 3,99 euro dovranno necessariamente chiedere più soldi agli utenti. Starà dunque alle società di sviluppo ripensare le proprie logiche di mercato in base alle nuove politiche di prezzo di Cupertino.

Le cause degli aumenti

Ma quali sono le cause di questi incrementi? Apple non ha ovviamente fornito dettagli specifici. Il contesto internazionale, l’inflazione, i rincari energetici e il costo del denaro in aumento – contromisura per tenere bassa l’inflazione, anche se quella che viviamo è più di offerta, secondo molti, che di domanda – fanno la loro parte. E se in alcuni mercati questi aumenti riguardano anche aggiornamenti delle politiche fiscali, in altri è appunto solo una conseguenza di molti fattori fra cui la discesa dell’euro sotto la parità col dollaro, fatto tecnicamente storico che deprezza la nostra valuta nei confronti del biglietto verde. In fondo è quanto abbiamo visto anche con i prezzi dei dispositivi tecnologici, non ultimi gli stessi iPhone di casa Apple: se in Europa i prezzi sono aumentati, negli Usa l’inflazione è stata assorbita dalle politiche di prezzo del colosso californiano.

Oltre all’Europa e dunque ai prezzi in euro, il rincaro colpirà dall’inizio di ottobre anche altri mercati o valute. Si va dal Cile all’Egitto passando per Giappone, Malesia, Pakistan, Polonia, Corea del Sud, Svezia e Vietnam.