La guerra continua. All’ultima Ifa, la grande fiera della tecnologia di Berlino, se ne sono visti di ogni brand. Ma già nel corso di agosto – è il caso dei pieghevoli di Samsung o della nuova serie Reno8 di Oppo – diversi eventi in giro per il mondo hanno svelato ai mercati occidentali decine di nuovi modelli di smartphone, in anticipo sull’appuntamento tedesco. Ed è in arrivo l’iPhone 14, appena svelato da Apple nell’usuale keynote di Cupertino. La pandemia esplosa nel 2020 ha rimescolato l’agenda dei lanci, che nel giro di qualche tempo dovrebbe tornare al vecchio calendario: un cospicuo numero di novità annunciate a Berlino in vista del ricco mercato natalizio e altrettante al Mobile World Congress di Barcellona, a fine febbraio, per la stagione primaverile. Eppure le cose non vanno esattamente alla grande, per i colossi della tecnologia, dopo la sbornia da Covid-19 che per certi versi – fra catene di approvvigionamento internazionali bloccate, prezzi delle materie prime alle stelle e carenza di chip – sta facendo pagare oggi i conti dei fuochi d’artificio dei lockdown internazionali.

Consegne giù del 9% nel secondo trimestre del 2022

La notizia, infatti, è che quasi tutti i produttori di smartphone eccetto Samsung e Apple – che comunque detengono la quota maggioritaria del mercato – hanno registrato consegne più basse nel secondo trimestre dell’anno. Anche se, a ben vedere, i consumatori continuano a cercare telefoni di ogni fascia, soprattutto i più costosi che spesso superano i prezzi di un potente laptop. Nel complesso, le consegne di smartphone sono scese del 9% a quota 287 milioni di pezzi, il livello più basso dal secondo trimestre del 2020.

La tempesta perfetta pesa ma mancano innovazioni che facciano sognare

Per gli smartphone di punta, i cosiddetti flagship, il mercato si raffredderà ulteriormente non solo per la domanda ma, appunto, per l’offerta. A causa cioè di quelle stesse ragioni elencate poco sopra: l’inflazione galoppante, i blocchi legati al Covid-19 (e anche l’impennata di acquisti del primo periodo pandemico) di cui stiamo pagando le conseguenze ma anche – e questo è un tema squisitamente di prodotto – la mancanza di qualsiasi innovazione importante o ragioni imprescindibili per cui gli utenti debbano sostituire quest’anno il proprio smartphone. A parte il piccolo segmento dei “foldable”, dove i prezzi sono altissimi e il tasso di ricambio evidentemente inferiore, da un po’ di tempo il mondo degli smartphone manca di novità davvero eccitanti in termini di hardware. 

I numeri dei produttori nel secondo trimestre

Sì, certo: i comparti fotografici sono sempre più potenti, i display sempre più luminosi e ormai di base con refresh rate a 120 Hz, la versatilità d’uso sempre più spinta e il design alla ricerca di nuove soluzioni. Eppure il grosso delle novità – come insegna Apple – arriva dagli ecosistemi e dalle capacità che i sistemi operativi implementano su hardware ritenuti in fondo “tutti uguali”, o almeno simili (non sono ovviamente tutti uguali). Anche i mercati in più rapida crescita come quello cinese hanno fatto segnare un trend in calo. Nel complesso, secondo Canalys nel secondo trimestre – e nonostante una boccata d’ossigeno nel 2021 – scendono tutti nel confronto anno su anno col secondo trimestre 2021 tranne appunto Samsung e Apple con aumenti del 6 o dell’8%: -25% per Xiaomi, -22% per Oppo nonostante la fortissima performance in Europa, gli investimenti nelle sponsorship e l’aumento della quota di mercato, -19% per Vivo e -10% per gli altri.

Più della metà degli intervistati in un sondaggio Kantar sulla fascia demografica Gen Z, Millennial, Gen X e baby boomer – quindi un gruppo davvero molto ampio di consumatori – concorda per esempio con l’opinione che “gli smartphone di oggi sono praticamente tutti uguali“. E i fattori di forma più innovativi come appunto i pieghevoli o i dispositivi dual-screen faticano a decollare davvero proprio a causa di fasce di prezzo considerate proibitive.

Lo smartphone non si sostituisce prima di due anni contro i 20 mesi di qualche tempo fa

Se, dunque, gli smartphone premium continuano comunque a vendere relativamente bene – perché, proprio come un’auto di una buona marca, chi li acquista fa un piccolo investimento almeno sui due o tre anni successivi – le altre fasce faticano a distinguersi e spiccare. Non è un caso, come ha spiegato Cnbc, che il periodo medio in cui si mantiene un dispositivo sia salito da 20 mesi a due anni. La tempesta perfetta di poca disponibilità, prezzi più alti e urgenze di tipo diverso sta dunque contribuendo a cambiare l’atteggiamento dei consumatori. 

Dove spingere l’innovazione: riparabilità, versatilità e realtà aumentata basteranno?

D’altronde è anche complicato individuare nuovi fronti di innovazione, almeno nell’immediato, per il segmento degli smartphone. Uno sarà senz’altro quello della modularità e dell’aumentata possibilità di riparare i telefoni anche da soli, in linea con le sempre più stringenti regolamentazioni statunitensi e soprattutto europea in arrivo nei prossimi anni. Ma per molti, nonostante l’ottimo impatto sulla riduzione dell’e-waste e sul portafogli, potrebbe non essere una differenza fondamentale. Anche la possibilità di utilizzare gli smartphone come pc in modo più semplice (un po’ in linea con il sistema DeX di Samsung) potrebbe attirare qualche consumatore in più. L’integrazione con la realtà aumentata, per esempio con i visori che arriveranno nei prossimi mesi, potrebbe essere l’ultimo fronte. A dire il vero non troppo per chi, invece, voglia “uno smartphone che faccia lo smartphone”.