Energia green: i numeri ci sono, quello che manca è l'approccio mentale

Energia green: i numeri ci sono. È l’approccio mentale che manca

Giancarlo Orsini

Training & Learning Manager di Banca Mediolanum. In passato ha maturato esperienza come Responsabile della concessionaria Honda a Modena. Cresciuto professionalmente in Banca Mediolanum dove lavora dal 1993,...

C’è un’Europa che spinge sull’Energia green. E un’altra, di cui fa parte il nostro Paese, che sta in equilibrio, che cresce ma con un trend non allineato ad altre Nazioni del Nord. Lo conferma il paper La situazione energetica nazionale  del Ministero dello Sviluppo Economico rilasciato lo scorso giugno. Il consumo interno lordo italiano è cresciuto del 3,2 per cento rispetto al 2014, ma è interessante guardare il dato che esce fuori dal settore elettrico. Due anni fa sul territorio nazionale risultavano attivi più di 650mila impianti per una potenza complessiva di 50,6 gigawatt. Nel 2015 si registra però una diminuzione della produzione da rinnovabile. Perché? Semplice, perché continuiamo ad affidarci ancora largamente a una produzione rinnovabile che arriva dalle centrali idroelettriche (43,9 per cento), ancora troppo poco da solare (22,9 per cento), dalle bioenergie (biomasse solide, bioliquidi, biogas e frazione rinnovabile dei rifiuti: 18,9 per cento), dall’eolico (14,9 per cento) e dalla geotermia, 6,2 per cento.

Insomma, con le energie rinnovabili copriamo il 32,8 per cento del fabbisogno nazionale e se non siamo riusciti a fare di più, fanno notare dal Ministero, è perché l’anno scorso ha piovuto poco. Che significa? Che dobbiamo comprare energia da fuori attaccandosi alla grid, alla rete esterna che vede tra i maggiori produttori emergere la Cina sia nella produzione da idraulico, solare fotovoltaico e eolico sia onshore (su terra) che offshore. Insomma, tra idrocarburi e fonti rinnovabili non siamo ancora in grado di essere autosufficienti.

Lo confermano anche i dati di Terna (il nostro gestore di energia elettrica) che mette a confronto l’energia prodotta con quella assorbita di ogni singola regione italiana. Ce ne sono otto che ne producono di più di quanta ne consumano: Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Puglia, Molise, Calabria, Sardegna, Liguria e Sicilia. In particolare, il dato della Puglia è assai virtuoso, nel 2014 aveva un surplus di energia di quasi il 130 per cento, dovuto soprattutto all’utilizzo di impianti eolici grazie alla conformazione del territorio predisposto a un buon flusso dei venti. Sono infatti installate qui 1.496 turbine su un totale di 6.484 disseminate per tutto il Paese e qui confluiranno ben 150 milioni di incentivi: nel piccolo comune di Celle San Vito (Foggia), giusto per far capire le potenzialità, ci sono quattro aerogeneratori per un totale di 170 abitanti.

Le altre 12 regioni sono invece in deficit, a partire da Marche (-68 per cento), Campania (-54,7 per cento) ed Emilia Romagna (-40,8 per cento).

Quindi come siamo messi? Guardando l’obiettivo fissato dall’Unione Europea, il 20 per cento di energia da fonti rinnovabili entro il 2020, l’attuale risultato del 32,8 per cento è ben oltre la linea del traguardo. Ma non deve far raffreddare i muscoli, soprattutto se guardiamo i risultati delle altre Nazioni: in Norvegia la percentuale è quasi al 110, l’Islanda al 97, l’Austria al 70. Certo, sono Paesi in cui il numero di abitanti (e relativo fabbisogno) è nettamente inferiore a quello italiano. Ma quello dovrebbe essere preso a modello (sia dal Governo sia dai cittadini) è l’approccio mentale verso un modello più green e pulito, un’attitudine in cui risorse e territorio da sole non bastano!