Il remote working è una sfida oppure è il futuro delle aziende?

Il remote working è una sfida oppure è il futuro delle aziende?

Stefano Besana

Stefano Besana è Digital Enterprise e Social Business Strategist. Lavora da oltre 5 anni nell’ambito della Social Enterprise, del Social Media Marketing, dell’Innovazione collaborativa e dell’Enterprise 2.0...

In un articolo di qualche tempo fa abbiamo sottolineato come – a vario titolo e con livelli di profondità differenti – le nostre organizzazioni si stiano trasformando in maniera sempre più evidente in aziende che modificano e trasformano conoscenza, e anche per quelle che producono beni fisici il cambiamento è sempre più evidente: nuove sfide si impongono al mercato e nuove modalità di lavoro richiedono alle imprese di tutto il mondo una ristrutturazione a livello culturale, organizzativo e di processi.

Lontani dal mondo del comando e controllo di stampo taylorista (ahinoi ancora molto diffuso nella maggior parte delle imprese di oggi, specie in Italia) si stanno affermando nuove modalità di lavoro che puntano sul rimettere le persone al centro del business e dei valori dell’impresa e ad assecondare al meglio le diverse esigenze dei nostri dipendenti. Ecco dunque che accanto a modalità di lavoro nuove promosse da tecnologie e comportamenti collaborativi si affermano anche modelli di vita completamente differenti che rendono secondario l’andare in ufficio e lo svolgere una normale routine lavorativa come quella cui siamo sempre stati abituati.

È in questo contesto che si innestano le riflessioni sul remote working e la possibilità – foraggiata dalla tecnologie di oggi – di lavorare da qualunque parte del mondo senza la necessità di dover andare in ufficio. Ma di cosa si tratta nello specifico? È una moda o nei prossimi anni rappresenterà effettivamente il nuovo modo di interagire con le imprese?

Tra coloro che supportano questo nuovo modello di lavoro si spreca l’elenco dei benefici: migliore capacità di gestire la propria vita e di conseguenza maggiore motivazione dei dipendenti, migliore capacità di organizzare il proprio lavoro in autonomia, maggiore flessibilità dell’azienda e capacità di rispondere più efficacemente alle sfide imposte dal mercato. Con l’opportuno mix di flessibilità, delega e fiducia e supportati da tecnologie collaborative i dipendenti sarebbero in grado di produrre meglio e con maggiore efficienza.

Un’altra tesi di coloro che supportano questo movimento riflette sulla dimensione di risparmio che l’azienda sarebbe in grado di raggiungere grazie al ricorso ad approcci di questo tipo: meno persone in ufficio significa – molto banalmente – meno costi per l’impresa. Migliore work-life balance, maggiore motivazione e ingaggio dei dipendenti, efficienza, risparmio dei costi. Sulla carta i benefici sembrano moltissimi. Ma allora perché le aziende di tutto il mondo non hanno abbandonato le vecchie modalità di lavoro a favore di questo approccio?

Altre ricerche mettono in evidenza possibili problematiche del lavoro da remoto tra cui:

– Mancanza di un senso di community e minore senso di appartenenza dovuto a una cultura aziendale molto meno forte e impattante. Di fatto le persone si sentirebbero meno legate all’azienda per la quale lavorano per il semplice fatto di esserci – fisicamente – di meno

– Problematiche di comunicazione e di allineamento complessive che richiedono un maggiore effort da parte dell’azienda

– Scarsa affidabilità e minore retention dei dipendenti, come si dice in un famoso adagio italiano “l’occhio del padrone ingrassa il maiale”

– Difficoltà nel tracciare l’impegno e il committment sui singoli progetti, dovuta anche a una minore capacità di coordinamento

– Problematiche di sicurezza e di accesso ai sistemi aziendali da remoto (per le aziende alle quali si applica questo ragionamento)

– Meno produttività dei lavoratori che sono impiegati da remoto, troppo distratti da mille altri impegni e da sollecitazioni quotidiane

– Problematiche logistiche e di organizzazione del lavoro

Ma qual è dunque la soluzione? Come in tutte le cose sta nel trovare il giusto equilibrio tra le differenti modalità di lavoro, tra le esigenze definite dall’azienda e i bisogni espressi dai collaboratori. È chiaro a tutti che le logiche obsolete di comando e controllo organizzativo oggi hanno sempre meno senso e sono destinate a scomparire nei prossimi anni a venire. Le organizzazioni non possono più pensare di ragionare nelle modalità che le hanno accompagnare negli ultimi anni e di esercitare sul dipendente pretese di orari fissi e modalità di lavoro che risultano obsolete per il mercato e per le persone. Il cambiamento va sicuramente accompagnato, ma le cose non possono più essere quelle di un tempo.

Alcune aziende hanno intelligentemente iniziato sperimentazioni ibride in cui uniscono le due dimensioni di lavoro da remoto e lavoro in presenza garantendo la massima flessibilità ai dipendenti che li accompagnano. La via di mezzo – almeno in questo caso e per qualche tempo ancora – rappresenta probabilmente la formula migliore e più facilmente adottabile per le aziende che intendono avviare nuove sperimentazioni e modalità innovative di coinvolgimento dei dipendenti.

La chiave delle aziende del futuro sarà nella capacità di mediare tra differenti esigenze e sfide imposte dal mercato rimettendo le persone – e il rapporto di fiducia che è possibile costruire con loro – al centro dell’impresa e passando a nuove modalità di creazione e diffusione del valore. Se ci pensate, non è molto diverso dal nuovo modello di consumatore che il mercato ci ha insegnato a considerare negli ultimi anni