Fare innovazione dopo la crisi? Si può con Lee Iacocca - Centodieci

Come fare innovazione secondo la biografia di Lee Iacocca

Giacomo Damian

Appassionato di economia, impresa, finanza e mercati, ne scrive da anni su carta stampata e web con lo pseudonimo di Buddy Fox....

A chi ha meno di trent’anni il suo nome dice poco o nulla. Eppure, a chi ha meno di trent’anni e lavora in azienda leggere la biografia di Lee Iacocca risulterebbe assai utile. La sua è la storia di un innovatore che nonostante i profitti, una montagna, generati dallo straordinario successo dei suoi modelli, è stato costretto ad alzare i tacchi e cambiare azienda. Per la fortuna dell’azienda che lo accolse a braccia aperte e che lui salvò dal sicuro fallimento. La lezione che possiamo trarne è che talento, impegno e risultati straordinari possono non bastare se il tuo antagonista si chiama Henry Ford II, l’uomo che governava da padre-padrone la seconda azienda automobilistica americana. Licenziato dalla Ford, Iacocca diventa il numero uno di Chrysler Corporation, azienda automobilistica che lui salvò riportandola in utile attraverso una strategia radicale quanto coraggiosa.

La biografia esemplare di Lee Iacocca

Ma procediamo con ordine a partire dalla prima innovazione, quella che Iacocca intraprese su sé stesso. Formatosi come ingegnere progettista, appena entrato in Ford comprese immediatamente che l’esperienza più importante che doveva compiere riguardava l’area commerciale, cioè le vendite e il marketing. Le sue iniziative di immediato successo e risonanza a livello nazionale gli consentirono di scalare rapidamente l’organigramma aziendale sino al punto di poter guidare la progettazione dei nuovi modelli. Il più importante, noto ad ogni appassionato di motori, porta il nome di Mustang, mutuato da una razza di cavalli selvaggi della prateria americana. Un’auto che diede vita ad nuova categoria di veicoli, quella che negli USA chiamano “pony car” le auto preferite dai baby boomers, i giovani nati nell’immediato dopo guerra in uno scenario caratterizzato da grande espansione economica.

Il lancio di una nuova automobile

Dopo la Mustang seguono anni coronati da successi economici che tuttavia non appianarono i contrasti con la proprietà. Licenziato da Ford, Iacocca porta in Chrysler le idee e le soluzioni progettuali che molto probabilmente furono la causa dei contrasti e del defenestramento. In un clima ancora profondamente segnato dalla crisi energetica degli anni ’70, Iacocca lancia sul mercato un concetto di veicolo assolutamente nuovo per il mercato americano: auto più piccole, più efficienti, a trazione anteriore, meno assetate di carburante. Fu un grande, immediato successo che, insieme a tagli, ristrutturazioni e al sostegno del Governo americano, consentirono il salvataggio di Chrysler. Il resto appartiene alla storia dell’automobile. Grazie a Iacocca Chrysler poté acquisire il marchio Jeep, uno dei più profittevoli al mondo, e programmare lo sviluppo della “Grand Cherokee”, modello tuttora assai apprezzato dal mercato automobilistico mondiale.

Il ritorno della crisi

La storia spesso si ripete. Molti anni dopo la cura Iacocca, Chrysler si trova nuovamente in gravi difficoltà. Anche questa volta verrà salvata dell’ingegno e dal pensiero innovativo di Sergio Marchionne, un altro italo-americano la cui credibilità imprenditoriale convince l’Amministrazione Obama a dare credito al progetto di ristrutturazione e di fusione con Fiat.

Perché costruire automobili è un’impresa editoriale

A dispetto delle apparenze, l’industria automobilistica appartiene al novero delle imprese editoriali. Come le fabbriche dell’intrattenimento, dell’informazione, della moda e della cultura, “costruire automobili” significa pensare ogni volta a qualcosa che ancora non c’è, ma potrebbe esistere nella mente dei consumatori; qualcosa di “nuovo e di diverso” per spostarsi in libertà e autonomia nel nuovo mondo della sostenibilità ambientale. Imprese gigantesche, vere e proprie idrovore assetate di capitali e di ogni altro tipo di risorsa: tecnica, tecnologica e intellettuale, le aziende del mondo automotive peccano spesso di conservatorismo conformista nel timore di assumere i rischi che il nuovo e il diverso inevitabilmente comportano.

Come evitare il conformismo aziendale

Tuttavia, solo il pensiero innovativo – tecnologico, concettuale ed estetico – ha salvato le case automobilistiche dal fallimento. Come giganti che camminano ad occhi chiusi sull’orlo del baratro, hanno bisogno di guide dai polsi d’acciaio e dalle menti illuminate. Come nutrire e far crescere il talento degli innovatori? Come evitare che la creatività e la sana spregiudicatezza del pensiero divergente vengano soffocati dal conformismo aziendale, la triste logica del “si è sempre fatto così”? Chi trova un innovatore trova un tesoro. Ma i tesori vanno tutelati e difesi.