Come fare innovazione aziendale? I consigli di Claudio Gagliardini

Come fare innovazione aziendale e restare al passo coi tempi

Claudio Gagliardini

consulente, formatore e relatore in Web Marketing, Social Media e comunicazione online. seidigitale.com a Cremona, blogger e scrittore Web Marketing, Social Media...

“La vita è adesso” cantava Claudio Baglioni nel bel mezzo degli anni ‘80, mentre il mondo prendeva la rincorsa verso il terzo millennio e quella sorta di profezia pop iniziava ad avverarsi al punto di far impallidire il “carpe diem” di Orazio, scritto nelle sue Odi quasi 2000 anni prima.

Come fare innovazione in azienda?

Nel frattempo le rivoluzioni industriali, prima, e poi quella digitale hanno accelerato talmente il progresso che oggi quei moniti sembrano essere tra i pochissimi “tool” in grado di farci arrivare al futuro con qualcosa tra le mani; mai come adesso, infatti, il tempo che passa tra l’idea, il progetto e la realizzazione è diminuito sino quasi ad azzerarsi.

Ce lo dimostrano chiaramente le incredibili gesta di un innovatore seriale come Elon Musk e della sua “The Boring Company”, ad esempio, che stanno spiegando al mondo senza mezzi termini l’importanza di fare le cose in modo rapidissimo e di guardare in faccia il futuro, mentre si sta già facendo, prima che sia troppo tardi. Ma come si fa a cambiare passo in modo così radicale?

Immaginare, progettare, agire

Quando eravamo ragazzini e di fare una cosa proprio non ci andava, spesso i nostri genitori, nonni o insegnanti ci esortavano dicendo “si fa prima a farlo che a dirlo”, costringendoci ad alzare gli occhi al cielo e ad allargare le braccia in segno di resa. No che non si fa prima a fare, perché le cose, anche le più semplici, richiedono impegno, pazienza e volontà. E soprattutto richiedono tempo, che a qualsiasi età è un bene raro e prezioso.

Crescendo le cose non cambiano in meglio. Agire per chi ha un briciolo di cervello e di coscienza, è l’ultimo step di un processo che quasi sempre parte da lontano e che è molto difficile da comprimere e da velocizzare. Presto e bene di rado avviene, del resto, ma questo antico adagio ora non è più attuale e ci mette nella condizione di perdere competitività rispetto a un mondo velocissimo.

La filiera “immaginare, progettare, agire” deve necessariamente essere corta, cortissima, veloce e agile, per usare un termine di grandissima attualità.

Veloce, efficiente, Agile

Lo stadio è pieno, l’attesa è grande, l’emozione palpante. Gli atleti sono pronti ai blocchi, dopo mesi di allenamenti e di fatica, con i muscoli tesi e il cuore gonfio. Quando lo starter spara il via non c’è tempo di pensare, di progettare, di studiare. In quei cento metri c’è il senso di tutto quello che si è fatto per arrivare su quella pista e giocarsi l’oro olimpico, insieme ai più forti del mondo. Dietro a quella gara ci sono anni di preparazione, ma per la maggior parte degli atleti in gara le Olimpiadi significano una cosa sola: qui e ora, o probabilmente mai più. La stessa cosa che accade a milioni di professionisti e di aziende in tutto il mondo. Poco importa che si tratti di una startup o di un’azienda affermata, infatti: oggi siamo sempre e comunque allo sparo di partenza, e bisogna correre come dei pazzi anche se, per dirla con i Pink Floyd, “no one told you when to run” e non sentiamo nessuno sparo che ci inciti ad alzarci dai blocchi e scattare.

Sei perennemente in gara, dunque, e c’è un solo modo per cercare di vincere: bisogna che tu sia veloce, efficiente, Agile. Quest’ultimo aggettivo, non a caso scritto in maiuscolo, è infatti anche il nome di un metodo che è nato negli anni 2000 nel mondo dello sviluppo software e che oggi si sta estendendo a tutte le tipologie di impresa.

Come fare innovazione aziendale e restare al passo coi tempi

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18 Luglio 2019 | Innovability

Senza entrare eccessivamente nel merito di questa metodologia e delle sue tante declinazioni, forme e applicazioni, l’idea dietro Agile è che si debbano oggi sviluppare nuove modalità di lavoro e di collaborazione, che mettano al centro le persone e le loro interazioni, più che gli strumenti e i processi. Allo stesso modo, anteporre la collaborazione diretta con i clienti ai contratti che essa regolano, consente di interfacciarsi in modo veloce ed efficace. Tutto questo si applica, ad esempio, frammentando il lavoro in tanti piccoli traguardi da raggiungere (che nel metodo Scrum vengono chiamati sprint), relativamente semplici e rapidi da perseguire, da controllare e da inserire all’interno di un processo più ampio, in cui ciascuno fa la sua parte verso il raggiungimento di un obiettivo comune.

Perché è importante condividere

Una visione olistica che semplifica il lavoro di ciascuno per il bene di tutti e per il raggiungimento del risultato nel più breve tempo possibile, puntando su una collaborazione che non si basi più su compartimenti stagni, ma che apra a tutti la conoscenza (sia pure sommaria) di quanto ciascuno sta facendo.

Questo non è molto diverso da altri concetti che stanno prendendo piede in molti settori e ambiti: la sharing economy, ad esempio, che avvicina a tutti opportunità che in passato erano solo di pochi e che ottimizza la fruizione e la condivisione delle risorse. Così come il concetto di Open Source e tutte le altre possibili declinazioni di una generale tendenza collaborativa e coopetitiva che il mercato sta abbracciando a tutte le latitudini.

Per innovare non basta avere una buona idea

A differenza del mito futurista della velocità, in cui essa era principalmente intesa come espressione di ardimento, di tensione verso il futuro e il progresso e come violenta pulsione estetica, ciò che oggi dobbiamo perseguire è la capacità di restare in scia a un progresso tecnologico sempre più rapido. L’idea era e resta la fondamentale scintilla di ogni avanzamento e progresso, ma nella stragrande maggior parte dei casi oggi essa non è più una cellula a sé stante, ma parte di una spinta sinergica in cui ogni innovazione è figlia, tutt’altro che unica, di altre innovazioni, che si susseguono in modo rapidissimo.

Non c’è pressoché più nessuna ruota da inventare o da scoprire, infatti, ma essa può essere migliorata e declinata all’infinito, grazie alle nuove tecnologie, a nuovi materiali e a nuovi fattori abilitanti, che vanno colti al volo e messi in pratica dopo pochissima teoria e con l’aiuto di strumenti sempre più potenti (es. intelligenza artificiale).

Per fare questo serve soprattutto una mentalità nuova e nuove modalità di interazione e di lavoro, capaci di andare oltre la burocrazia, oltre le gerarchie e al di fuori di vecchi schemi e processi non più in grado di funzionare.