“Siamo esseri emotivi che pensano, non esseri pensanti che provano emozioni” dice il neurologo Antonio Damàsio. Le nostre valutazioni di ciò che ci accade non sono esclusivamente razionali, nemmeno quelle che pensiamo essere molto ponderate.

Come funziona la nostra mente?

Lo psicologo Daniel Kahneman, autore di Pensieri lenti e veloci ha vinto il Premio Nobel per l’economia per aver teorizzato l’esistenza di due sistemi di pensiero nella mente umana: il Sistema 1 e il Sistema 2.

Il Sistema 1 è inconsapevole e automatico, emozionale, intuitivo, impaziente, velocissimo, e impulsivo. Può svolgere più compiti nel medesimo tempo, usa poca energia, dà immediatamente senso a qualsiasi cosa che ci viene proposta, e viene influenzato molto facilmente.

Il Sistema 2 è razionale e cauto. Non può occuparsi di più processi al medesimo tempo, è lento e non è in grado di controllare davvero il Sistema 1.

In una situazione normale, il sistema razionale può prendere il sopravvento sul sistema irrazionale; ma se ci sono emozioni forti di mezzo o un certo grado di stanchezza, è difficile scavalcare il Sistema 1. Quindi benché ci percepiamo come esseri razionali, in realtà non lo siamo del tutto.

In che modo la mente sbaglia?

Usiamo molto spesso scorciatoie mentali che sicuramente ci fanno risparmiare tempo ma a volte ci portano anche a conclusioni errate rispetto alla realtà che abbiamo davanti. I bias cognitivi sono degli errori mentali sistematici che commettiamo quando usiamo il sistema di pensieri automatico. Giungiamo a delle conclusioni errate dettate dalla velocità e ciò influenza le nostre scelte.

Il bias della negatività, un errore cognitivo

Si tratta di un errore cognitivo che ci porta ricordare di più gli eventi negativi nella nostra vita rispetto a quelli positivi. Per esempio potresti ricordare esattamente dove eri e cosa stavi facendo quando si è verificato l’attacco dell’11 settembre alle Torri Gemelle, ma non ricordare cosa stavi facendo il giorno prima o quello dopo. Questo è il bias di negatività: ci focalizziamo in modo più vivido sugli eventi negativi.

Effetto alone, il bias che generalizza

Si parla di effetto alone perché a partire da un fattore, la valutazione dell’altro si espande anche in altri domini con la stessa connotazione qualitativa. Un esempio è giudicare intelligente, a prima vista, un individuo di bell’aspetto. Oppure quando conoscete una persona esperta in un settore, tendete a pensare che le sue capacità si estendano anche ad altri ambiti, nei quali magari non ha una competenza effettiva.

L’effetto carrozzone, la mente che va dove tutti vanno

Immaginate di vedere un gruppetto di persone che parlano tra loro guardando tutte nella stessa direzione. Automaticamente siete portati a imitarli. Siamo animali sociali e i nostri comportamenti sono influenzati da quello che vediamo fare dalle persone intorno a noi. L’effetto carrozzone descrive proprio la nostra tendenza a ritenere valida un’opzione o un comportamento semplicemente perché vediamo una certa quantità di persone farlo.