Ormai sembra che non ci sia più nessuno a non essersi misurato con la realizzazione di immagini ad opera dell’intelligenza artificiale. Tanto da iniziare perfino a mettere in dubbio ruolo ed esistenza dei professionisti della creatività: se basta scrivere una descrizione di ciò che ci serve, aspettare pochi secondi e ottenere un lavoro che risponde alle nostre necessità, perché pagare un grafico o un designer? Provocazione tanto insensata quanto funesta, visto che le capacità di un essere umano in questo ambito non sono ancora minimamente confrontabili con quelle di un algoritmo. Provocazione che ci condurrebbe sulla sciagurata strada di affidarci all’automazione per lavori di ingegno che fra l’altro mettono in discussione il concetto stesso di diritto d’autore. Eppure ci sono sistemi, app – per iOS e Android – e piattaforme, che già consentono di misurarsi con quel mondo ancora in cantiere. Con risultati a dirla tutta a volte distopici se non vagamente inquietanti.

Gli algoritmi per realizzare immagini da testi

Far creare immagini piuttosto specifiche e a tema a una macchina, fornendo delle indicazioni testuali asciutte ed essenziali. Ci riescono infatti algoritmi e piattaforme come Dream, StarryAI, Craiyon e altri più sofisticati, ai quali l’accesso è di solito limitato, come il celebre Dall-E 2 – sviluppato dall’organizzazione statunitense Open AI, che conta fra i fondatori anche Elon Musk e Sam Altman, già capo del potente Y Combinator – Imagen e Parti sviluppati da Google uno dietro l’altro e Midjourney, al vertice del cui sviluppo c’è l’ex Leap Motion Dalvid Holz. “Cuori” e “cervelli” del meccanismo che sono stati a loro volta implementati e integrati all’interno di applicazioni e piattaforme che, almeno in parte, possono essere utilizzate da tutti. 

Pregi e difetti delle piattaforme

Per usare Dall-E c’è per esempio da mettersi in fila, mentre Craiyon è utilizzabile online, ma le immagini che si possono scaricare sono solo in bassa risoluzione. Con StarryAi si comincia a divertirsi un po’ di più, anche se i tempi di generazione delle immagini si allungano. Per illustrare questo articolo ho invece chiesto a un’altra piattaforma, Dream, di creare “contenuti su creativi in crisi dalla tecnologia”. Ovviamente in inglese, visto che questi algoritmi rispondono solo a query formulate nella lingua franca internazionale. Dream è stata fra le prime ad approdare sul mercato anche se ha però alcuni limiti, come l’output esclusivamente verticale che restituisce. In generale, per tutti questi siti e app le richieste devono essere semplici e formulate in modo centrato. Ciononostante ogni piattaforma ha i suoi problemi: c’è quella che non distingue il numero degli oggetti richiesti da inserire nell’immagine, quella che va in crisi quando la descrizione prevede interazioni più complesse fra oggetti-soggetti della scena e quelli, come Dall-E (sì, il nome è un incrocio fra Salvador Dalì e il robottino Wall-E), che invece riservano grandi soddisfazioni nella riproduzione fedele di una buona descrizione.

Questi sistemi uccideranno i lavori creativi?

Il risultato delle richieste su Dream lo vedete a corredo di questo articolo, e non sembra neanche malaccio. Ma, al netto di sporcarsi le mani, c’è appunto un problema di fondo importante: questi strumenti potentissimi e per certi versi miracolosi perfino quando manifestano tutti i loro (provvisori) limiti mettono a rischio il lavoro di milioni di persone? “Finora questo scenario non si è ancora materializzato – ha scritto Will Knight su Wired – secondo le persone a cui è stato concesso in anteprima l’accesso a Dall-E 2, la tecnologia eleva la creatività umana anziché renderla obsoleta”. Benjamin Von Wong, un artista che realizza installazioni e sculture, racconta che il programma ha aumentato la sua produttività: “Dall-E è uno strumento meraviglioso per chi, come me, non sa disegnare – sostiene Von Wong, che usa la tecnologia per testare idee che potrebbero poi essere trasformate in opere d’arte fisiche -. Invece di creare degli schizzi dei concetti, posso semplicemente realizzarli attraverso richieste testuali”. Appunto: magari in un’altra occasione Von Wong si sarebbe rivolto a un disegnatore professionista e lo avrebbe pagato per il suo lavoro. Oggi la collaborazione di quel professionista già non gli serve più (anche) a causa di Dall-E 2. Ed è solo l’inizio.