Che il fenomeno dell’e-commerce non sia destinato a sgonfiarsi anche ora che la pandemia pare arretrare, secondo gli osservatori lo si evince da un indizio soprattutto. E no, non sono né i (generosi) dividendi di Amazon né tantomeno il fatto che social come Instagram siano sempre più contaminati dallo shopping. La prova che il commercio online è entrato nelle nostre vite, come abitudine irrinunciabile, è piuttosto la crescita esponenziale di Shopify, la piattaforma di e-commerce che negli ultimi anni è stata protagonista di un vero e proprio boom. A sancirlo è stato, qualche mese fa, il New York Times : “Senza che la maggior parte delle persone se ne accorga, il software di Shopify alimenta le vetrine online di circa 1,7 milioni di aziende ed è cresciuto a passi da gigante durante la pandemia”, scrive il quotidiano newyorkese, che precisa: “A differenza di molte altre piattaforme che vogliono portare i negozi online, Shopify promette alle aziende un modo per raggiungere gli acquirenti ovunque, inclusi Facebook, Walmart.com e i propri siti Web. Le aziende possono anche spedire prodotti da una rete di magazzini Shopify, come quello che Amazon offre ai commercianti”. 

Fondata nel 2004 in Canada, oggi Shopify vanta una crescita monstre: si stima che al mondo ci siano più di 2 milioni di Shopify merchant, con un pubblico di 457 milioni di persone. Solo in Italia, nel 2020, il numero di nuovi store è cresciuto del 247% rispetto al 2019, generando – secondo dati della piattaforma – un impatto economico di 1,8 miliardi di euro e creando 10.416 posti di lavoro. Ma come si spiega questo successo? 

Shopify: cos’è come funziona

“Shopify: è un servizio che dà a chiunque la possibilità di creare il suo e-commerce”, spiega Alex Birle, co-founder e di A-Commerce, agenzia specializzata in marketing degli e-commerce e tra i massimi esperti di Shopify in Italia. “Gli abbonamenti partono da 29 dollari al mese. E per aprire un negozio online non servono conoscenze tecniche. Inoltre Shopify è modulare: si possono sempre aggiungere funzionalità extra al proprio e-commerce, grazie al marketplace interno. E i costi sono decisamente più accessibili di quelli di altre piattaforme”. 

Shopify: il lato social dello shopping

Uno dei segreti del successo di Shopify è un’attenzione spasmodica a tutto ciò che avviene al di fuori dei suoi confini. Social inclusi. L’ultimo accordo la piattaforma, per esempio, lo ha stretto con il quasi omonimo Spotify: gli artisti musicali possono aprire in pochi clic uno store su Shopify e vendervi il loro merchandising, dopo averlo messo in evidenza su Spotify. Ed è solo l’ultimo tassello della strategia di conquista del popolo dei social che negli ultimi mesi ha visto Shopify stringere accordi con la galassia Facebook, Pinterest e, soprattutto, Tik Tok. “Oggi con 3 clic un’e-commerce riesce a installare il pixel (codice di tracciamento, nda) di Tik Tok. E questo permette di tracciare i comportamenti degli utenti, che dal social atterrano sul tuo store”, commenta Birle. “Non solo: chi ha uno store su Shopify può creare inserzioni ad hoc gli utenti di Tik Tok: un vantaggio competitivo che altre piattaforme non hanno”. La vocazione social di Shopify è evidente anche negli store dei singoli influencer (piccoli e grandi). 

Puntare all’estero

Il sistema Shopify offre anche un altro vantaggio: l’internazionalizzazione. “Attualmente il 32% del traffico verso i negozi italiani su Shopify proviene da consumatori residenti all’estero” commenta Paolo Picazio, responsabile dello sviluppo in Italia di Shopify. “Questa è un’opportunità per i merchant italiani di iniziare a vendere oltre confine. Grazie a Shopify Markets, tutti i brand, di qualsiasi dimensione, potranno sfruttare a pieno le opportunità che derivano dal commercio senza confini. Per permettere loro di farlo, abbiamo rimosso tutte le complessità legate alle vendite internazionali: conversione di valuta o traduzioni, su tutte”. E rimuovere gli ostacoli linguistici ha dato i suoi frutti: “Abbiamo notato un incremento del tasso di conversione fino al 40% nel momento in cui i consumatori si trovano davanti ad una vetrina virtuale nella propria lingua e valuta locale. Shopify Markets sarà particolarmente utile per gli imprenditori e proprietari di piccole imprese che fino ad oggi non sapevano da dove cominciare”, ammette Picazio. 

Shopify: non solo shopping online

Osservando la traiettoria di Shopify si ha insomma l’impressione  di un tentativo di democratizzazione dell’e-commerce. “Tutti possono aprire uno store senza grandi investimenti”, ribatte Birle. “Ma soprattutto Shopify ha una piattaforma solida dal punto di vista tecnologico: non va in crash. E chiunque abbia un negozio online sa cosa vuol dire dover passare le notti insonni a risolvere problemi tecnici”. C’è poi quella che gli esperti chiamano omnicanalità: Shopify consente di vendere online, ma anche di persona con il POS, in rete tramite il proprio shop online e in contemporanea sui più noti marketplace come Amazon, eBay, Walmart, fino a tutte le piattaforme social. Si propone insomma come sistema operativo all-in-one dove gestire in toto un’attività commerciale (inventario incluso). 

Shopify: cosa accadrà in futuro

Date queste premesse, secondo il sito Bloomberg è facile comprendere come Shopify non solo non arretrerà ora che le persone hanno ripreso a uscire di casa, ma sia destinato a crescere. Anche grazie a una serie di novità. Tra quelle annunciate a Unite (la conferenza annuale per gli sviluppatori) ci sono, tra le altre, il raddoppio della velocità della piattaforma e gli online store 2.0, un format che permette a chiunque di personalizzare al massimo la propria vetrina come ha già potuto fare (in anteprima) Netflix, aprendo uno shop dedicato al merchandising delle serie tv . E sono centinaia gli youtuber, i creator e gli influencer che non vedono l’ora di poter fare lo stesso e darci consigli per gli acquisti: il successo dell’e-commerce passa anche per loro.