Perché è meglio essere autorevoli che autoritari sia a casa che a lavoro

Perché è meglio essere autorevoli che autoritari

Stefano Gangli

Founder e direttore creativo di SignDesign, agenzia di strategie e creatività per la comunicazione. È esperto di comunicazione per le imprese. 15 anni di insegnamento allo IED, 20 anni di esperienza sul campo...

Autoritario e autorevole sono due aggettivi tanto diversi nei significati, ma allo stesso tempo tanto simili nella fonetica che capita spesso che la prima caratteristica si imponga sulla seconda. Non è raro osservare qualcuno esitare, come a ricercare nell’immediato il termine esatto. Né assistere a una conversazione in cui i due termini vengono utilizzati a sproposito. Ma c’è un altro aspetto che va oltre il semplice uso di queste due parole, vale a dire la predisposizione che abbiamo verso gli altri nell’essere autorevoli o autoritari. In quel caso, la scelta non è condizionata dalla fretta di vestirsi del primo o del secondo atteggiamento, ma è il risultato di una strategia personale. A differenza di molti altri comportamenti, l’essere autorevole non è necessariamente sostitutivo dell’essere autoritario. Da spettatori, quindi, si può incorrere nel confondere gli autoritari con gli autorevoli e viceversa.

Qualcosa però possiamo fare per valutare al meglio chi abbiamo davanti o chi vogliamo essere in un determinato momento.

1. L’autorità si impone

Da piccolo mi azzuffavo spesso con mio fratello maggiore, di pochi anni più grande di me. Lui assumeva un atteggiamento autoritario perché “era sono il più grande” (così diceva). E io bollivo di rabbia perché quell’autorità non la volevo riconoscere. Poi arrivava mio padre e sia io che mio fratello soccombevamo: vinceva l’autorevolezza del ruolo. Nessuno di noi gliel’aveva data, eppure era inconfutabile. L’esempio chiarisce tanti aspetti. Quante volte nel lavoro capita di avere un collega che, credendosi più preparato, si presenta come autoritario nel discutere un determinato tema pur non avendo motivazioni credibili? E quante volte un cliente, apparentemente blindato dal suo ruolo, pretende o impone una ragione che nega del tutto il motivo per cui si è rivolto a un professionista? Ecco, questi sono i più frequenti casi di autorità (che possiamo subire o esercitare) confusi con la necessità di voler essere invece autorevoli. Se la stai imponendo, non è autorevolezza.

2. L’autorevolezza pura si costruisce

Che tu lo voglia o meno, per essere autorevole devi aspettare i tempi giusti. Questo perché non si può decidere di esserlo da un momento all’altro. Soprattutto perché non è una decisione che dipende da noi. L’autorevolezza è una qualità (e lo è davvero) che esiste solo nel momento in cui la riconosciamo noi a qualcuno e qualcuno a noi. Essa si forma da sé pian piano grazie ai propri meriti, quelli che gli altri ci attribuiscono, e che ci rendono credibili in un dato campo di competenza. Grazie proprio a questa credibilità, non a caso, le persone che si confrontano con noi, credono a quello che sosteniamo. Ed è per questo che l’autorevolezza cammina di pari passo con l’età. Che lo vogliamo o no, è un percorso naturale, puro, quello secondo il quale l’esperienza aumenta la competenza che a sua volta fonda l’autorevolezza. David Ogilvy, uno dei maestri della pubblicità moderna, addirittura sosteneva che prima dei 33 anni di età, difficilmente un creativo riesce ad essere credibile di fronte ad un cliente, al di là della preparazione oggettiva. Tuttavia, chi è autorevole grazie a questo processo naturale, lo è al di là della situazione contingente. Una peculiarità di persone autorevoli è l’umiltà, e chi è umile sa quando parlare con cognizione perché ha qualcosa da dire e quando ascoltare con attenzione per imparare nuovi concetti, così da risultare autorevole anche il silenzio.

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3. L’autorevolezza conferita

L’autorevolezza ha i suoi effetti collaterali e quindi qualche nota negativa. Se è vero infatti che la competenza è una condizione necessaria per essere autorevoli, è anche vero che può capitare che chi è competente finisca per fare l’errore dell’autoritario e confondere autorevolezza con autorità. Una persona autorevole che si presenta autoritaria può perdere quindi tutto l’appeal. Con due conseguenze: verrà sopportato nell’ambito che lo riconosce autorevole e disprezzato al di fuori. A differenza delle altre, sono persone autorevoli ma non credibili e per questo superbe. Vanno riconosciute all’istante e evitate accuratamente.

4. Dall’una all’altra

Ma è possibile passare da autoritari ad autorevoli e viceversa? Teoricamente sì, praticamente no. O meglio, in realtà non vi è necessità per cui una persona autorevole debba diventare autoritaria. Se è vero infatti che l’autorità si impone, è vero anche che l’effetto che questo genera negli altri è negativo. L’autorevolezza invece, espressa nella sua natura pura, automaticamente genera anche un effetto di autorità che però, proprio perché procura un beneficio agli altri, non ha controindicazioni. Si veste di toni pacati e di ragioni oggettive, l’autorevole non cerca la propria ragione, ma la ragione di tutti in grado di migliorare sia l’individuo che la ricerca che la comunità. L’autorevole non ha necessità di essere autoritario. Quest’ultimo invece sì. L’autorità, una volta che si rivela, diviene una condizione degli altri da combattere, da evitare. Nelle intenzioni più ambiziose, addirittura da migliorare. Da quel momento in poi non c’è più speranza per l’autoritario, verrà considerato tale nonostante gli sforzi che compie per cambiare.

5. Solitudine o relazioni?

Chi di noi preferirebbe la compagnia di una persona autoritaria ad una autorevole? Nessuno, è contro natura. Ed è per questo che non è difficile riconoscere nelle persone autoritarie degli individui soli, che coltivano poche relazioni e che vengono integrati poco nei contesti di compagnia. L’autorità è uno strumento potente che fa sentire le persone invincibili, ma non c’è nulla di peggio che vivere in una convinzione che è valida solo per sé stessi. Appunto, rende soli. La persona autorevole invece infonde sicurezza negli altri. Si sta bene quando sappiamo di essere in compagnia di qualcuno che, nel suo campo, è capace di trovare risposte che hanno una ragione valida per tutti. Per questo l’accoglienza che si riserva all’amico autorevole è sempre piacevole.

Dunque l’autorità si può comprare, mentre l’autorevolezza è un riconoscimento che non ha prezzo.