Perché la regola delle 5 ore piace alle persone di successo? - Centodieci

Perché la regola delle 5 ore piace alle persone di successo

Silvio Gulizia

Scrittore, giornalista e consulente di comunicazione. Ha lavorato venti anni nel giornalismo, come cronista prima ed esperto di tecnologia e innovazione poi, scrivendo per quotidiani e riviste. Questo l’ha portato...

Sentiamo spesso parlare di crescita personale in riferimento a pratiche di consapevolezza e sviluppo del proprio potenziale, ma vi siete mai chiesti come funzioni in concreto? Questa crescita si materializza quando apprendiamo nozioni nuove, ci riflettiamo sopra e introduciamo cambiamenti nella nostra vita. Con buona pace dei guru di settore, il modo più semplice per raggiungere questi obiettivi è seguire la regola delle cinque ore, riconducibile a Benjamin Franklin, uno dei padri degli Stati Uniti d’America, e resa popolare da persone come Barack Obama, Bill Gates e Mark Zuckerberg.

La regola delle 5 ore e l’apprendimento continuo

Dunque, questo Franklin si alzava al mattino presto per leggere e scrivere, e poi fissava degli obiettivi personali da raggiungere nell’arco della giornata, riflettendo mattino e sera sui propri progressi. In più, aveva creato un club di persone che volevano migliorare se stessi contribuendo a migliorare la società. Una cosa semplice: discutevano di idee in questo senso e facevano esperimenti per tradurle in pratica. Lui, Benjamin, contribuì alla società inventando fra le altre cose il parafulmine, le pinne, il contachilometri, le lenti bifocali (per vedere da lontano e da vicino), contribuì a migliorare pavimentazione e illuminazione delle strade pubbliche, introdusse nei giornali le previsioni del tempo, fu il primo giocatore a scacchi delle colonie americane e… Vabbè, limitiamoci alla punta dell’iceberg. Ridotta all’osso, la regola delle 5 ore prevede di praticare un apprendimento continuo. E questo si ottiene leggendo, riflettendo e sperimentando un’ora al giorno per i cinque giorni lavorativi della settimana.

A cosa serve leggere?

Interrogato circa il proprio successo, Warren Buffet – uno dei più grandi investitori e il terzo uomo più ricco del mondo – svelò che esso era riconducibile alla propria passione per la lettura. “Leggi 500 pagine ogni giorno. È così che funziona la conoscenza. Si sviluppa, come un’interesse composto. Chiunque di voi lo può fare, ma vi garantisco che molti pochi lo faranno” disse una volta l’imprenditore americano. Anche Gates (fondatore di Microsoft) e Zuckerberg (Facebook) sono noti per la propria attività di lettori incalliti e hanno book club mondiali (non esattamente, ma giusto per capirci). Una lettura consapevole e programmata è quello che ci consente di apprendere nuove informazioni.

Come abbiamo cambiato la nostra idea di distanza sociale per il virus

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08 Luglio 2020 | Crescita

London Breed: la sindaca che ha salvato San Francisco dal contagio

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07 Luglio 2020 | Crescita

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29 Giugno 2020 | Crescita

Prova a essere più abitudinario per essere più creativo

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16 Giugno 2020 | Crescita

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05 Giugno 2020 | Crescita

Perché fermarsi a riflettere

Distratti come siamo dalle notifiche che riceviamo da ogni parte, abbiamo perso la capacità di riflettere, sostituita dal ricorso a Google. E invece, questa competenza è fondamentale per radicare dentro di noi i concetti appresi (leggendo) e rielaborarli per adattarli alle nostre competenze e necessità, prima di introdurli nella nostra quotidianità (sperimentando).

Perché sperimentare

Sperimentare non significa solo partire da un’ipotesi e lavorare per verificarla. Vuol dire essere aperti alle novità e rifiutarle solo dopo averle provate sulla propria pelle. Accettando la possibilità di fallire. L’ha spiegato bene Thomas Edison a un giornalista che gli chiedeva come si sentisse dopo aver fallito mille volte prima di inventare la lampadina: “Non ho fallito mille volte – spiegò l’inventore – La lampadina è stata un’invenzione in mille passi”. Alla quale non sarebbe mai arrivato se non avesse seguito un processo di sperimentazione continua.

Come trovare un’ora al giorno?

Cinque ore alla settimana da dedicare a questa proprio non ce le ho, starà pensando buona parte dei lettori, e invece non è per nulla difficile, anzi: basta togliere un’ora al lavoro. Sì esatto: lavorare un’ora in meno tutti i giorni e quell’ora spenderla a leggere, riflettere e fare esperimenti relativi al proprio lavoro. Otterrete il duplice risultato di tagliare le distrazioni e tutte quelle cose che lasciano il tempo che trovano (avendo un’ora in meno, qualcosa dovrete pur tagliare, no?) e di migliorare le vostre prestazioni grazie a quello che avrete appreso, alle vostre riflessioni e ai vostri esperimenti. Avere meno tempo, in fin dei conti, ci rende più creativi, e lavorare su noi stessi ci consente di ottenere risultati migliori.

E se proprio non posso togliere un’ora al lavoro?

Tecnicamente, non la stiamo togliendo, ma stiamo spendendo un’ora per rendere i risultati che otteniamo nelle altre 7 ore superiori a quelli che ottenevamo prima in 8 ore, ma se proprio per voi non funziona ecco un’alternativa. 

Dunque, provate a spacchettare l’intera giornata in blocchi da 10 minuti. Dalle 8 di mattina alle 8 di sera ci sono 72 pacchetti da 10 minuti: 6 li spenderemo per leggere, riflettere e sperimentare. Dunque, possiamo leggere 10 minuti durante la colazione, e 10 minuti la sera prima di dormire; riflettere su come introdurre le nozioni apprese nella nostra vita andando e tornando dal lavoro, o nella pausa pranzo; e spendere venti minuti dopo cena a sperimentare qualcosa di nuovo, da soli, con il proprio partner o con i propri figli. Oppure possiamo leggere un paio di sere per un’ora, riflettere tenendo un diario o facendo una corsetta due volte alla settimana, e dedicarci a qualcosa di nuovo ogni venerdì sera o nel week end. Oppure cominciare con 5 minuti al giorno e aumentare piano piano. Insomma, l’importante è cominciare, non riuscire, perché il semplice cominciare (dopo aver letto questo articolo) significa riflettere su quello che abbiamo appreso e iniziare a sperimentare.

Riassumendo, il nocciolo della questione è pianificare del tempo per imparare cose nuove e mettere la testa in tutto quello a cui ci dedichiamo, chiedendoci in che modo si possa ottimizzare il processo e migliorare il risultato, e facendo nostro il modello di investimento seguito dai venture capital che investono in startup: tanti piccoli esperimenti in progetti con un grande potenziale.